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VALSASSINA CULTURA
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20 Maggio 2014
La Frontiera Nord: un confine da difendere
Un complesso di opere militari ideato a partire dal 1871 dal neo costituito Regno d'Italia
 
 
Percorrere con lentezza le valli e le montagne della Lombardia garantisce molte emozioni, come la scoperta di suggestive opere militari; si tratta di un’occasione rara per ritrovare con calma la storia e l’identità dei nostri territori attraverso l’attività all’aria aperta, muovendoci in una cornice di turismo culturale a sfondo storico. Questo è l'invito del libro pubblicato dalla Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val d'Esino e Riviera nell'ambito del progetto "ForTi-Linea Cadorna":
LA FRONTIERA NORD IN VALVARRONE
alla scoperta dei manufatti storico-militari e di altre bellezze del territorio.
Questo piccolo libro ci porta a visitare la porzione inferiore della Valvarrone e le pendici occidentali del Monte Legnone, un territorio del Lecchese poco esplorato ma prezioso dal punto di vista ambientale e paesaggistico.
E’ qui che troviamo alcune fra le più interessanti realizzazioni militari moderne presenti sul territorio delle provincia di Lecco, appartenenti al sistema difensivo italiano alla Frontiera Nord verso la Svizzera; è questo il monumentale complesso di opere realizzato dal Regno d’Italia per proteggere una parte importante del proprio confine settentrionale.
Ma scopriamo anche altri oggetti: santuari, villaggi e boschi antichi, moderne infrastrutture per lo sfruttamento delle risorse, segni di una cultura secolare fatta di lavoro, spiritualità e cura per i luoghi e per le cose.
Ambiente, paesaggio e storia si confondono in posti dove è necessario camminare in punta di piedi, attenti a ciò che incontriamo. Là dove è nostro il compito di provvedere alla difesa del territorio e della sua bellezza attraverso la riscoperta e la valorizzazione dei suoi elementi caratteristici e delle sue eccellenze.
 
ESTRATTO DAL LIBRO
Le Alpi, montagne meravigliose, costituiscono una barriera imponente che, nei secoli, ha separato le popolazioni dei due versanti. Ma l’arco alpino non è impenetrabile: come i monti hanno diviso i popoli delle valli alpine, così i valichi li hanno uniti, in pace come in guerra.
La Frontiera Nord o, meglio, il sistema difensivo alla Frontiera Nord verso la Svizzera (impropriamente noto come Linea Cadorna) è un complesso di opere militari ideato a partire dal 1871 dal neo costituito Regno d’Italia per proteggere il proprio confine verso la Confederazione Elvetica da eventuali aggressioni provenienti dalla Francia, dalla Germania, dall’Austria o anche dalla stessa Svizzera: per questioni politiche ed economiche il sistema fu poi effettivamente realizzato soltanto nei primi due decenni del Novecento, a partire dal 1904.
La Frontiera Nord, estesa per 280 chilometri lungo l’arco alpino - dal Monte Dolent, posto all’estremo nord-occidentale della Val d’Aosta, fino al Passo dello Stelvio, limite nord-orientale della Lombardia -, addensa le proprie opere in corrispondenza delle principali direttrici di transito provenienti daipiù importanti passi alpini, ossia delle più facili vie di penetrazione verso la Pianura Padana, riservando presidi minimi o nulli là dove le montagne e le valli impervie impediscono naturalmente ogni eventuale movimento di truppe. 
Se in Valle d’Aosta le poche fortificazioni sono concentrate nel vallone del Gran San Bernardo, in Piemonte la Frontiera Nord comprende le fortificazioni della Val Divedro, della linea Massone-Bara-Proman e del Montorfano - poste a sbarramento delle direttrici del Sempione e, più in generale, della valle del Toce - e quelle che dal Monte Zeda si estendono a oriente verso il Lago Maggiore, volte ad impedire l’accesso in Italia dalla sponda occidentale del Verbano. Nel suo tratto lombardo la Frontiera Nord copre, in linea d’aria, oltre 160 chilometri, dal Lago Maggiore sino al Passo dello Stelvio: il sistema attraversa il territorio delle province di Varese, Como, Lecco e Sondrio, e si addensa nell’Alto Varesotto e nel Lario Intelvese, ai due lati del saliente ticinese (territorio svizzero profondamente incuneato in direzione di Milano che racchiude l’importante direttrice del San Gottardo), oltre che nell’area dell’Alto Lario (punto di sbocco della direttrice della Val Chiavenna proveniente dai Passi Spluga e Maloja, e di quella della Valtellina, dai Passi Bernina, Foscagno, Stelvio e Aprica-Tonale).
Si tratta di un sistema costituito da oltre un centinaio di capisaldi d’artiglieria per pezzi di medio calibro, oltre che da numerosi altri per pezzi di piccolo calibro, con osservatori, caserme, magazzini e opere accessorie, il tutto servito da una fitta rete di strade, mulattiere e sentieri. I capisaldi, fra cui spiccano tre appostamenti corazzati e sei in caverna, sono protetti da una o più linee di trincee con centinaia di postazioni per fucilieri e mitragliatrici, difese un tempo da reticolati di filo spinato.
Gran parte delle opere fu realizzata durante la Prima Guerra Mondiale, tra il 1916 e il 1917, dal Genio Militare, che appaltò i lavori a ditte private.
L’operazione, decisa a tavolino a Roma, ebbe caratteri più sociali - ossia dare lavoro alle popolazioni stremate dalla guerra - che non strettamente militari, non essendovi rischi concreti d’invasione. I cantieri videro il lavoro magistrale, ma anche la sofferenza, di decine di migliaia di uomini, donne e ragazzi: impressionante è la documentazione relativa alle centinaia di incidenti sul lavoro, spesso con esiti mortali o invalidanti.
Ma la storia, pur cruda, ha lasciato sul territorio una ricca eredità, un patrimonio eccezionale fatto di strade preziose e manufatti inconsueti, immerso in un ambiente ricco di natura e circondato da un paesaggio tra i più belli al mondo.
Sta a noi preservare questo delicato patrimonio e valorizzarne i tratti più accattivanti, orientando le risorse là dove vi sia un serio progetto di riuso e di mantenimento a tempo indeterminato; l’obiettivo dovrebbe esser quello di creare itinerari per l’escursionismo in tutte le sue forme, offrendoli ai turisti di ogni provenienza, oggi più che mai interessati alle attività all’aria aperta e attenti al valore culturale e paesaggistico dei luoghi.
 
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frontiera nord valvarrone - possibili vie di penetrazione
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