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VALSASSINA CULTURA
06 Marzo 2013
Qui sono le mie radici:
Nuovo incontro a Pasturo con Antonia Pozzi: sabato 9 marzo, alle ore 21, al cine-teatro del paese (ingresso libero)
a cura di: Angelo Sala

Un nuovo incontro a Pasturo con Antonia Pozzi. Accadrà sabato prossimo, 9 marzo, alle ore 21, al cine-teatro del paese (ingresso libero) con la presentazione delle prime immagini del film «Il cielo in me. Vita irrimediabile di una poetessa. Antonia Pozzi (1912-1938)» e la presentazione del libro «Poesie pasturesi». Il tutto in una serata dal titolo «Qui sono le mie radici».
Antonia Pozzi voleva veramente bene a Pasturo. Nella poesia «Ritorno serale» scrive: Giungere qui – tu lo vedi – / dopo un qualunque dolore / è veramente / tornare al nido, trovare / le ginocchia materne, / appoggiarvi la fronte. Ma questo sentirsi di Pasturo non era solo un fatto emotivo o un’immagine poetica, come lei stessa scrive in una lettera del 14 aprile 1935 all’amico Remo Cantoni: «… Quando dico che qui sono le mie radici non faccio solo un’immagine poetica. Perché ad ogni ritorno fra questi muri, fra queste cose fedeli ed uguali, di volta in volta ho deposto e chiarificato a me stessa i miei pensieri, i mie sentimenti più veri…».
E la condivisione di questa esperienza propria della poetessa di cui l’anno scorso è stato ricordato con tante manifestazioni il centenario della nascita, è all’origine delle due realizzazioni che saranno presentate sabato 9 marzo a Pasturo.
Nel film, di cui saranno presentate le prime immagini, girate in gran parte proprio a Pasturo, i registi lecchesi Sabrina Bonaiti e Marco Ongania racconteranno Antonia Pozzi attraverso il suo percorso poetico e interiore, utilizzando le numerose fotografie, le lettere e le intense pagine dei diari. Ci sono anche preziosi filmini in formato 8 che ritraggono Antonia in alcuni dei suoi momenti più felici: al mare, in vacanza a San Fruttuoso, a cavallo a Pasturo, a Misurina o con gli amici universitari. Altre immagini, riprese da lei, documentano il clima di un’epoca, come l’incontro delle camice nere al Pialeral, all’ombra della Grigna. Tra queste immagini video, c’è un’interessante sequenza del padre, Roberto Pozzi, che a Pasturo svolgeva le funzioni di podestà. Questo materiale in parte già noto al pubblico, in parte completamente inedito, costituirà nel film una sorta di dialogo con il passato, con l’immagine di Antonia e del suo tempo.
I due registi lecchesi utilizzeranno l’ampio materiale a disposizione per costruire un percorso narrativo e visivo che consenta di mettere a fuoco gli snodi più importanti della vita e della poesia di Antonia Pozzi. Il docu-fiction sarà il ritratto di una poetessa e di una giovane donna di grande talento e sensibilità, che ha cercato di vivere nel modo più intenso e completo possibile, scontrandosi con le rigidità familiari e culturali. La poesia è stata per lei il luogo sacro in cui raccontare il proprio sé più autentico e appassionato, forte e nello stesso tempo dolente, pieno di vita, anche se in costante dialogo, sin da giovanissima, con la morte.
Antonia Pozzi amava ritagliarsi momenti di libertà in montagna, abbandonando volentieri i vestiti borghesi, le abitudini cittadine per ritrovare la pace e la bellezza nelle braccia delle sue “mamme montagne”. Attraverso le sue poesie e le immagini da lei scattate, sarà ricostruito anche il suo rapporto con Pasturo, con la gente semplice di montagna.
E proprio desiderio di Antonia Pozzi di condividere il suo rapporto con Pasturo, espresso in un altro passo della citata lettera a Remo Cantoni – «Sempre, tutte le persone cui ho voluto bene, ho desiderato venissero qui» – fu esaudito dal padre, Roberto Pozzi, che nel 1954, per «rispondere al desiderio dei Pasturesi che continuamente ne fanno richiesta», pubblicò con il titolo “Poesie Pasturesi” un «piccolo gruppo di liriche concepite e scritte a Pasturo e specialmente ispirate al suo paesaggio e alle sensazioni da esso derivate». Con quella pubblicazione, l’avvocato Pozzi voleva offrire, della figlia Antonia, morta a soli 26 anni nel 1938, «un ricordo vivo di lei ai sostenitori e ai benefattori dell’Asilo infantile, intitolato al suo nome».
Quell’ormai introvabile pubblicazione del 1954 è diventata oggi un nuovo libro, realizzato da Bellavite Editore, omaggio del Comune di Pasturo ad Antonia Pozzi nel centenario della nascita. L'elegante volumetto ripropone l’originaria raccolta di liriche arricchita con altre poesie e una serie di fotografie scattate dalla stessa Pozzi. Il coordinamento editoriale dell'opera è di Onorina Dino, custode dei manoscritti della poetessa e sua maggiore interprete. La raccolta è stata impreziosita da una cura particolare dei caratteri grafici e tipografici (progetto di Paolo Vallara), per una veste estetica essenziale ed elegante: alle liriche raccolte nelle pagine corrisponde così la poesia insita nell'oggetto-libro stesso.