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VALSASSINA CULTURA
23 Aprile 2013
La lezione di Taceno
a cura di: Angelo Sala

La chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna Assunta è senza dubbio alcuno il monumento più bello, interessante e prestigioso di Taceno ed uno degli edifici religiosi più rappresentativi della Valsassina. È quindi con soddisfazione che abbiamo visto sorgere intorno ad essa l’interesse di quanti, enti pubblici ed operatori privati, ne hanno preso a cuore la salvaguardia.
Il concorso di enti e realtà istituzionali e private ad ogni livello di rappresentanza, dice l’importanza dell’avvenimento e del suo significato non solo per Taceno ma anche per la Valsassina e per il patrimonio culturale di questa nostra terra. Tutto questo non può che farci estremo piacere e ciò per il notivo che, se da un lato quanto realizzato a Taceno rappresenta una degna conclusione di anni di lavoro, d’altro canto quella di Taceno è una lezione per l’intera Valsassina avendo posto le indubbie basi e fornito le indispensabili indicazioni metodologiche per la salvaguardia e il restauro degli edifici.
Una lezione che si arricchisce comunque di altri significati. E due, in particolare, preme qui sottolineare perché, pur svolgendosi in direzioni apparentemente distinte, sono rivelatori della omogeneità e della compattezza del risultato ottenuto e presentato a Taceno.
Da un lato la ripresa e la rivalutazione di un patrimonio architettonico e artistico che si è rivelato fecondo e prodigo di prodotti culturali, dalla pittura alla vita sociale, e che ha avuto nella nostra terra punte di alto valore artistico come dimostrano le scoperte effettuate a Taceno, altro laboratorio pittorico della dinastia dei Tagliaferri e che ne rappresenta uno dei punti più alti dell’espressione artistica.
Dall’altro lato, accanto a questa rivisitazione dello splendore culturale, vi è l’intento di arrivare a coagulare ampi interessi sulla questione del restauro. Taceno ha in sostanza dimostrato che si possono porre in cantiere e portare a compimento iniziative finalizzate a focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su un monumento e a suscitare le potenzialità economiche necessarie per terminare l’impresa di restauro.
C’è poi un ulteriore richiamo: in Valsassina la storia di una chiesa coincide, in larghissima parte, con la storia della gente. Non si può parlare cioè di storia di un edificio senza parlare di storia sociale. È per questo che ogni chiesa è così profondamente radicata nel tessuto di ogni singola comunità, dove ogni chiesa non è solo un album di ricordi ma una memoria viva per l’intera comunità. Una memoria, in particolare, di tante persone che, spesso nell’anonimato e nell’umiltà, hanno prestato la loro opera, saputo dare il loro contributo generoso alla vita della comunità.
Scorrendo la storia della chiesa di Taceno e il restauro che l’ha riportata all’originario splendore, ci si rende conto che la vera storia non è solo quella insegnata nei libri di testo, ma anche quella della gente comune, della vita semplice di ogni giorno, della lotta quotidiana per la sussistenza che, in tempi non molto lontani, ma che ormai sembrano secoli, angustiava le nostre popolazioni. Non è però un semplice “come eravamo”, la ricerca del “buon tempo andato”, ma un’occasione per riflettere sulle antiche origini della solidarietà tra le nostre genti.
L’edificazione di una chiesa fu la risposta della gente alla disgregazione del tessuto sociale che la società di turno provocava con la sua inesorabile avanzata. Anche oggi ci troviamo in presenza di profondi rivolgimenti che provocano disorientamento nelle persone, rottura dei rapporti sociali e conflitti generazionali. Riappropriarsi quindi di una chiesa e della sua storia significa trovare, ognuno per la propria parte, la forza interiore e lo spirito di unione che hanno permesso ai nostri vecchi di superare difficoltà ben maggiori per costruire un futuro più sereno per tutti. Una storia da cui le giovani generazioni potranno attingere autentiche lezioni di vita.