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VALSASSINA CULTURA
12 Luglio 2013
a cura di: Angelo Sala

Il Festival Voces ha raggiunto Margno con due appuntamenti nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo, il primo un incontro sul culto dei defunti e il catafalco monumentale; il secondo con l’Officium, i canti della messa dei defunti, trasmessi per tradizione orale e salvati dall’oblio grazie alla memoria dei cantori locali e riproposti con la partecipazione dei cantori di Margno e dell’organista Gianmichele Brena.
Ma è stato proprio il catafalco monumentale del 1737, una vera e propria “macchina sacra” barocca, che viene eretta con una complessa operazione di montaggio in occasione delle celebrazioni funebri, il gioiello degli appuntamenti fin qui tenuti di questa edizione del Festival Voces.
Una particolare ed evocativa struttura funeraria che si è fortunatamente conservata fino ai giorni nostri – probabilmente unica in tutta la Lombardia, come ha spiegato lo studioso Marco Sampietro – anche in virtù del fatto che si continua tuttora a rimontarla, per solennizzare i riti di suffragio dei defunti. Si tratta di una monumentale struttura lignea, larga 2 metri e lunga quasi 3, alta quasi 2 metri e mezzo e decorata su tutti i lati da scritte e raffigurazioni simboliche, compresa, in rosso, la data di realizzazione, il 1737.
Una importante pagina di storia venuta alla luce proprio grazie a Voces, che si propone come festival di musica tradizionale e antica. E qui a Margno ci siamo trovati davvero in questa dimensione. Sia per la tradizione, che si collega alla Confraternita dei Morti costituita in paese nel 1731, alla sua aggregazione nel 1738 alla omonima arciconfraternita romana, sia per l’antichità delle musiche dell’Officium. Le norme di quest’ultimo sono datate 21 febbraio 1737, ma le musiche che ne caratterizzano il salmodiare sono antichissime: sono testi di eccezionale bellezza, alcuni dei quali tratti da scritti di Sant’Agostino, rivestiti delle antiche melodie ambrosiane rielaborate secondo i modi della tradizione popolare dell’arco alpino.
Nei piccoli centri, nei villaggi di montagna e nelle chiese rurali, dove non esistevano cantorie professionali, le melodie liturgiche “ufficiali” subirono nel tempo un processo di inculturazione e furono rielaborate secondo lo stile del canto popolare. Questi canti costituiscono un importante fattore di identità; dal momento che la stessa melodia presenta spesso più o meno marcate varianti da luogo a luogo – particolarmente evidenti, in quanto ascoltato a Margno, le differenze nelle Litanie di centri vicini come Premana e Vendrogno pure ascoltate durante altre tappe del Festival Voces – ne risulta che ciascuna versione costituisce un unicum proprio di una singola comunità. Anche a Margno è dunque in atto il ricupero dei canti nel contesto liturgico del rito antico e la loro riproposizione in momenti concertistici, come questo dell’Officium, con la partecipazione dei cantori locali. Anche questo appuntamento ha visto una partecipazione massiccia e, grazie al parroco don Antonio Brunello, un coinvolgimento profondo della comunità.