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VALSASSINA CULTURA
12 Luglio 2013
Il sound magico del lombardo Max De Aloe e della sarda Marcella Carboni :
hanno fatto vivere in musica a Introbio il respiro della natura delle nostre montagne.
a cura di: Angelo Sala

È accaduto nella quinta tappa dell’edizione 2013 del Festival Voces, appuntamento con la musica tradizionale e antica. Durante il concerto, svoltosi nella piacevole cornice della cinquecentesca chiesetta di Santa Caterina – fresca di restauri presentati nell’occasione con una visita guidata da Marco Sampietro dell’associazione “Amici della Torre” di Primaluna – e del suo balcone dal quale si gode, dall’alto, un singolare panorama sull’abitato di Introbio e sulla bassa Valsassina, si sono potuti ascoltare due strumenti poco frequentati e raramente accostati nella storia della musica: l’armonica cromatica e l’arpa elettroacustica, suonate rispettivamente da Max De Aloe e da Marcella Carboni.
Questi due strumenti, così lontani per forma e tradizione, trovano un punto d’intesa nell’affascinante progetto musicale – “Pop Harp” il titolo – messo a punto dal duo che si racconta attraverso le melodie di autori di ieri e di oggi, da Lennon-McCartney, a Jobim, Purcell, Piazzolla.
In un mondo di omologazione musicale è indubbio che il progetto Pop Harp spicchi per l’assoluta originalità. Rarissimo infatti trovare armonicisti jazz e ancora più raro arpisti in grado d’improvvisare. Ma è assolutamente unico trovare una proposta musicale che li unisca. Ma grazie al Festival Voces e al suo ideatore “regista”, il musicologo lecchese Angelo Rusconi, si è potuto ascoltare questo duo stravagante, virtuoso, assolutamente affascinante anche per chi non ama il jazz e con la capacità di spaziare da Sting al tango di Astor Piazzolla, dalla musica brasiliana a Faurè, dal jazz ai Beatles.
Si direbbe impresa impossibile, invece i numerosi presenti alla serata di Introbio sono rimasti colpiti dalla loro intesa e dalla loro preparazione. L’arpa e l’armonica cromatica sono due strumenti con un posto abbastanza preciso nell’immaginario collettivo: angelicato uno, quasi vagabondo l’altro. Ma il fatto che in inglese abbiano lo stesso nome (“harp”) potrebbe essere indicativo di qualche punto in comune. Marcella Carboni e Max De Aloe hanno scelto di verificarlo di persona, con la stessa appassionata tenacia che li ha portati a essere fra i maggiori interpreti dei rispettivi (e insoliti) strumenti nel jazz nazionale. Gli spettatori di Voces lo hanno apprezzato come testimoniano i meritatissimi e convinti applausi.