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VALSASSINA CULTURA
12 Luglio 2013
Il Festival Voces nella chiesa di San Bernardino
a cura di: Angelo Sala

Malgrado il tempo incerto, che non ha fatto mancare qualche goccia di pioggia, un folto pubblico ha partecipato fin dal mattino alla giornata che il Festival Voces ha dedicato alla Val Varrone.
Il primo appuntamento ha avuto luogo a Sueglio nella chiesa di San Bernardino, alla quale si giunge dopo aver percorso le caratteristiche stradicciole e porticati che caratterizzano l’antico borgo. La suppellettile più preziosa della chiesa è un altare ligneo ornato di statue che raffigurano quasi tutti i santi ai quali sono dedicate le varie chiese della Valle; e proprio le storie di questi santi sono state raccontate dal cantastorie Raffaele Nobile. Accompagnandosi con il violino e con immagini stampate su vecchi fogli, Nobile ha coinvolto gli astanti con le avventurose vicende della Sacra Famiglia e dei santi più venerati così come venivano rielaborate dall’inesauribile fantasia popolare, che le intrecciava e le attualizzava, trasportandole in un mondo familiare e confidenziale. I cantori di Sueglio, fra i quali spiccavano molte donne nel costume tradizionale, hanno incorniciato la narrazione con alcuni canti tramandati oralmente nella comunità. Al termine, tutti sul sagrato per canti e danze di tono più profano.
Nel pomeriggio ci si è trasferiti nel territorio di Vestreno, sulla Linea Cadorna, in un settore appena ricuperato e quindi per la prima volta accessibile ai visitatori: caserme, trincee, camminamenti sotterranei, postazioni di artiglieria sono riemersi offrendo lo spettacolo di un’imponente opera che all’epoca della sua costruzione, gli anni della prima guerra mondiale, utilizzò tecniche innovative come il cemento armato accanto ai metodi più tradizionali come i muri a secco.
Un pubblico ancora più numeroso del mattino è stato accolto nella radura che ha costituito un teatro naturale di straordinaria suggestione, reso ancor più magico dall’apparire sempre più intenso del sole. Nella dolce luce vespertina ha preso avvio lo spettacolo “La grande guerra meschina”: un atto di denuncia a tratti duro e perfino violento, a tratti dolce e commovente, contro l’orrore della prima guerra mondiale, la cosiddetta “Grande Guerra”: un’assurda carneficina condotta con strategie che non tenevano in alcun conto la vita dei soldati, che di “grande” ha oggi solo l’immane numero delle vittime e le disumane condizioni in cui milioni di giovani furono costretti a vivere e a morire. Al centro, quello che restò per molti decenni un tabù inviolabile, di cui non si doveva parlare: le decimazioni, le fucilazioni di massa, le ribellioni dei soldati contro le autorità o semplicemente il loro terrore di fronte all’assalto.
Ai testi, tratti da documenti e memorie dell’epoca, ha dato voce l’attore Alessandro Anderloni, intrecciandosi con le canzoni intonate dalla magnifica Raffaella Benetti e con la fisarmonica di Christian Sinigaglia. Al termine rinfresco offerto dagli alpini di Vestreno mentre le visite guidate sono stati curate dall’associazione Amici dell’Ecomuseo della Val Varrone.