Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza nel nostro sito. Questo sito utilizza anche cookie di terze parti. Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati dal sito ed eventualmente disabilitarli, accedi alla Cookie Policy. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie.
VALSASSINA CULTURA
03 Agosto 2013
:
a cura di: Angelo Sala

Si rinnova anche questo 5 agosto l’annuale festoso appuntamento alla Madonna di Biandino, epicentro la chiesetta ai piedi del Pizzo dei Tre Signori costruita ai primi del Seicento. E risale a quegli anni il richiamo alla festa, come documentava, un secolo dopo la costruzione della chiesetta, fra Bernardo Tartari nella “Cronichetta del Convento de’ Capuccini di Lecco” scritta nel 1718: «Era solito, e si è praticato anche ultimam.te, alli 5 d’Agosto d’andare su li Monti di Biandino, e la sera avanti s’andava ad’Introbio, sotto la qual Cura sono detti Monti, per partire per tempo con que R. Sig. Curato, che vi va anch’egli a cantar Messa, ove à quest’effetto vi è un picciol Oratorio dedicato alla Madona della Neve, e vi và sempre col Cercatore un P.re Predicatore à far’un poco di discorso della Madonna, ivi si pranza, e si fa la cerca, e ordinariam.te veniva, e vi viene una buona Cerca di Butirro, Stracchini singolari, e buoni Mascherponi».
Ma c’è un motivo in più di richiamo: nel 1836, imperversando il colera, la gente di Introbio salì in processione a Biandino facendo voto alla Madonna della Neve di ripetere ogni anno la devozione se il paese fosse scampato all’epidemia. Così avvenne e, dal 1836, il voto è puntualmente rispettato.
Si parte da Introbio che è ancora buio, dopo aver cantato le lodi alla Vergine alle 5,30 del mattino nella chiesa parrocchiale, e si sale fino a Biandino – una decina di chilometri di strada e mille metri di dislivello da superare – in orante processione. Quest’anno ci sarà il vicario episcopale, monsignor Maurizio Rolla, che celebrerà la messa all’aperto, alle ore 11. Poi ci si rifocilla nei prati e nei rifugi, si accende una candela nel piccolo santuario, e ci si rimette in cammino per tornare a valle. Dodici ore dopo il canto mattutino delle lodi, la processione, che si riforma alla “ca’ dol Dolfo”, raggiunge nuovamente la chiesa parrocchiale questa volta cantando le litanie della Vergine. Nella chiesa il rito del ringraziamento si conclude con un commovente canto di “arrivederci”. Il prossimo 5 agosto. Alla Madonna della Neve in Biandino.

Il riferimento all’annuale pellegrinaggio di agosto alla Madonna di Biandino offre lo spunto per introdurre una riflessione su un’alta via della fede che unisce il santuario sotto il Pizzo dei Tre Signori con luoghi di richiamo religioso collocati su altre nostre montagne. Una riflessione che ben si colloca in questo sito che privilegia il rapporto montagna-cultura illustrando i principali aspetti della vita, della storia, dell'ambiente e della cultura delle vallate e delle montagne valsassinesi. Una riflessione che trova poi ulteriori motivazioni in questo Anno della Fede e che porterà nel tempo, almeno ce lo auguriamo, un messaggio forte tra pellegrini e territorio.
Per saperne di più basta consultare con un po’ di curiosità tre le centinaia di schede contenute in questo sito: è una esplorazione in grado di coniugare passato presente e futuro attraverso la riscoperta di luoghi misconosciuti e di altrettante evidenze, borghi antichi, chiese imponenti, piccole chiese, santuari ed eremi nascosti. Realtà che anche grazie a questo sito sono divenute note perché il sito ha tracciato e tiene sistematicamente aggiornato un elenco dettagliato del nostro tesoro monumentale e storico.
L’alta via della fede che ne scaturisce è un viaggio di fede e di scoperta, nella terra dei santi della montagna che vede la presenza di una sorella, Margherita, a Somadino di Casargo là dove ora sorge la graziosa chiesetta romanica dedicata al suo nome, e dei fratelli Fedele (della cui chiesetta, documentata da Federico Borromeo, si è persa ogni traccia), Sfirio sul Legnoncino, Calimero sulla Grigna, Ulderico e Grato sulle pendici del Muggio, Defendente sull’omonimo monte che domina tutto il Lario. Una via ricca di immagini di devozione popolare che segnano l’antica viabilità pedonale e che consentono di rileggere i luoghi non solo dal consueto punto di vista storico-artistico ed architettonico, ma anche attraverso quello più sentito e vero delle tradizioni devozionali. Spesso questi luoghi dello spirito sono anche di una bellezza insuperabile, tanto che sembra quasi abbiano un’anima. Ecco allora che questa alta via della fede simboleggia ciò che era già nel Medioevo: testimonianza intensa di fede e motivo di scambio di culture diverse con il ripercorrere a piedi i cammini di pellegrinaggio che hanno rilevanza europea, nazionale, regionale e locale.
Oggi siamo in grado di ricostruire questi itinerari grazie soprattutto a documenti, studi, ritrovamenti archeologici, testimonianze, diari di viaggio, che hanno rappresentato l’unione e la comunicazione tra le varie culture e le idee dei diversi Paesi d’Europa. Le vie dello spirito sono tracciate lungo le direttrici dei santuari e dei luoghi della devozione popolare, fondati tanti secoli fa da una fede vera e profonda: la stessa che guida anche oggi i pellegrini ai santuari piccoli e grandi, ricchi di opere d’arte o semplici come sono le chiesette delle nostre montagne.