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VALSASSINA CULTURA
Il trasporto della Beata Vergine di San Rocco

Scrive il sacerdote Egidio Meroni nel volumetto Tre santuari mariani in Primaluna: «Una deputazione, con a capo il prevosto Filippo Cattaneo Torriani, in data 14 luglio 1630, impegna il sig. Domenico Prandialla costruzione a nuovo della chiesa di S. Rocco e S. Sebastiano con una fabbrica da eseguirsi bene, subito, in modo lodevole e da continuarsi senza soste sino a compimento perfetto. Maria Selva, vedova di Bartolomeo Donato di Pessina, nel 1762 legava al santuario parte di sua sostanza per la celebrazione di Messe, disponendo che avesse a considerarsi come legato laico, e qualora persona ecclesiastica volesse ingerirsi nella sua amministrazione, il curatore pro tempore veniva obbligato ad alienare i beni e far celebrare tante Messe, parte dai Cappuccini di Pescarenico e parte dai Minori Riformati di Lecco. Al tempo del prevosto Gerolamo Buzzone di Valtorta, già Oblato nel Seminario Elvetico di Milano, nel 1764, l’antico oratorio di S. Rocco posto nella frazione omonima composta di due sole famiglie, veniva ampliato a rendere più degna l’abitazione alla Madre di Dio, invocata sotto il titolo di B.V. di S. Rocco. La richiesta di rinnovamento del santuario, presentata all’Arcivescovo di Milano in tale occasione, parla della grande devozione a detta Vergine non solo nel popolo primalunese ma in tutta la Valsassina e pievi vicine con risposta di favori celesti alle straordinarie oblazioni. La devozione però alla Madonna di S. Rocco – conclude il Meroni – ancor oggi sentita dal popolo di Primaluna, non si poggia sul ricordo o desiderio di esteriori festività quanto piuttosto sulla pratica esperienza di grazie straordinarie ottenute per l’intercessione di Maria in ogni tempo. Lo dimostra storicamente un elenco di prodigi non indifferenti conservato nell’archivio plebano della Prepositurale, prodigi operati per mezzo di preghiere o attraverso il tocco dei vestimenti di cui è coperta, secondo l’antico uso, la statua della Madonna».
La tradizione del solenne trasporto della statua della Beata Vergine di San Rocco dalla parrocchia al santuario in occasione della festa annuale del Nome di Maria, è già registrata nel 1758 e si ripete con solennità di apparati. «Sono da segnalare – si legge nelle pagine del Meroni – le memorabili feste del settembre 1805 ricordate con ricchezza di particolari dal prevosto di allora Carlo Crippa di Merate, che ci parla di abili organizzatori, paratori e sinfonie, degli abeti di Premana, del trono per la Vergine (offerto dai fedeli di Valtorta), di numerosi archi trionfali, di cinque altari, di coreografie di Angeli e Figure rappresentanti diversi personaggi (tra cui San Carlo in atto di benedire il popolo) e di prodigiosi fuochi artificiali in paese e falò sulle cime dei monti. Dovette essere un vero trionfo reso da fervente devozione dei Valsassinesi e popoli circonvicini a Maria se convennero a Primaluna per l’occasione 52 sacerdoti, nonostante il brutto tempo che giustificò l’assenza di altri preti».