Utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza nel nostro sito. Questo sito utilizza anche cookie di terze parti. Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati dal sito ed eventualmente disabilitarli, accedi alla Cookie Policy. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie.
VALSASSINA CULTURA
Caviadini:

Hanno un nome delicato i dolci più tipici della Valsassina, i caviadini. Sono semplici e genuini, nient’altro che biscotti di pasta frolla legati alla tradizione gastronomica locale. Proprio per la loro semplicità, si preparano spesso e non c’è negozio di panettiere o pasticcere, in ogni angolo della valle, che non esponga le proprie confezioni. Costituiscono uno dei più gustosi souvenir per quanti trascorrono una vacanza, oppure soltanto qualche ora in Valsassina. Così come non è difficile, passeggiando nei paesi soprattutto alla vigilia della domenica o di una festa sentire il loro profumo. Hanno una forma che richiama quella di un nodo.
Quando in Valsassina si parla di caviadini, non è difficile sentirsi dire che, da queste parti, i “miracoli” esistono, e sono dolci. La storia dei caviadini è lunga: si sono trovati riferimenti che fanno un salto all’indietro, nel tempo, di qualche secolo. Mi hanno raccontato che si trova cenno ad un dolce che altro non è se non il nostro caviadino, in un documento conservato nell’archivio della parrocchia di Pasturo, dal quale si evince che tale leccornia era già nota intorno al 1600.
La semplicità degli ingredienti (zucchero, uova, farina e burro, sostituibile totalmente o parzialmente, quest’ultimo, con lo strutto) e la facilità della preparazione, contribuirono alla diffusione: già alla fine del 1600, e questa volta ancora il supporto è documentario, il dolce era conosciuto e preparato anche a Barzio e fu proprio da quest’ultimo paese, dove tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento fecero capolino le avanguardie turistiche, che i caviadini si diffusero in tutta la Valsassina e poi nel Lecchese. Al punto che i barziesi ne rivendicano la paternità e, dal 1965, hanno ottenuto tanto di marchio d’impresa.
Fatto che non ha scoraggiato gli altri paesi della Valsassina dal continuarne la produzione che deve rispondere ad una regola fondamentale: la lavorazione rigorosamente manuale, con il risultato che non c’è un caviadino uguale all’altro. E non solo nella forma, ma anche nel sapore. Piccole sfumature (e qui ognuno, dal pasticciere al panettiere alla massaia, ha il proprio segreto) assicurano ogni volta una sorpresa, tanto per la friabilità quanto per la dolcezza. Sorpresa incrementata dal fatto che, da alcuni anni, si sta assistendo alla produzione di caviadini arricchiti con granelli di zucchero, con miele oppure con cioccolato.
La fedeltà alla ricetta originale trova motivo anche nella tradizione orale che, come avviene in tutte le vallate alpine, è un sapiente mixaggio di storia e di leggenda. Se ne è occupato anche Carlo Del Teglio, scrittore e cantore di questa terra: sua è la convinzione di un’antica origine dei caviadini, prodotti per la prima volta, secoli fa, nel palazzo di un signorotto del posto il quale, per sorprendere i suoi ospiti, chiese al cuoco la preparazione di un nuovo dolce. Il cuoco provò e riprovò gli impasti e, dopo innumerevoli tentativi, produsse i caviadini; li chiamarono così, sostiene Del Teglio, proprio perché “cavie”, tentativi dolciari del cuoco del signorotto. Documenti e tradizione, storia e leggenda, i caviadini continuano a rappresentare, per la Valsassina, la dolcezza fatta in casa.

Eccone la ricetta tradizionale fornita dal panificio Fanciosti di Pasturo.
Ingredienti: 1 chilo di farina bianca, 4 uova, 4 etti di zucchero, 4 etti di burro (oppure 2 etti di burro e 2 etti di strutto), mezza bustina di lievito, un pizzico di sale, vanillina. Disposta, a fontana, la farina con lo zucchero mescolati, vanno aggiunti il sale, le uova e il burro, amalgamando pian piano il tutto, fino a ottenere una pasta omogenea che deve riposare. Quindi la si stende ottenendo strisce lunghe 5-6 centimetri, larghe e alte 4-5 millimetri. Le strisce vengono incise con un coltello, taglio che consente di allargare la pasta fino a ottenere la caratteristica forma a rombo o a nodo. Si spennella inoltre con il chiaro d’uovo e si spolvera con zucchero a velo. Alla fine il biscotto va nel forno caldo (200°) per almeno venti minuti.