Moggio

Scrive (nel Cinquecento) Paride Cattaneo Della Torre: «Si passano altre capanne et pur questi ancor sono alloggiamenti da pastori et si chiamano in Mezza Acqua per essere siti tra due vallette. Passati questi per uno spazio di un miglio verso occidente venendo si trova una grossa villa assai populata che Moggio si dimanda. Quivi sopra un picciolo promontorio è fondata una chiesa dedicata a S. Francesco et è della cura di Cremeno». Aggiunge (nell’Ottocento) Massimo Fabi: «Villaggio nel Val Sassina, vicino al torrente Pioverna, in territorio a pascoli. Vi si fanno buoni stracchini». Lo sviluppo degli ultimi decenni che lo ha reso nota località di soggiorni estivi e di sport invernali ha determinato una profonda trasformazione urbanistica. Dell’antico impianto restano poche tracce sottostanti alla chiesa parrocchiale dove si può riconoscere tra le costruzioni nuove o ristrutturate qualche abitazione che conserva ancora l’antica volumetria. Difficile anche solo immaginare, oggi, le parole della Guida del Magni (1926): «Moggio è un piccolo villaggio in bella e fresca posizione; ha cade discrete di antica costruzione. Il villaggio è in luogo appartato e romantico, chiuso nella sua conca verdeggiante, lontano da ogni rumore e dalla vista del mondo; luogo indicatissimo per chi nella campagna cerca suprema quiete».