Pasturo

Caratteristica che distingue Pasturo dagli altri centri della valle – la rileva l’Orlandi nel suo repertorio delle famiglie valsassinesi – è di avere una forma allungata; altra singolarità è che l’unica comunità di Pasturium fosse un tempo divisa nettamente in due nuclei, Crotta e Chiesa, che eleggevano ciascuno il proprio console. 
Pasturo ha un diretto richiamo manzoniano: qui infatti il romanzo manda Agnese a preservarsi dalla peste (a Renzo che chiedeva della madre di Lucia, don Abbondio risponde: «È andata a starsene nella Valsassina, da que’ suoi parenti, a Pasturo, sapete bene; ché là dicono che la peste non faccia il diavolo come qui». «Grassa terra di Pasturo» la dice Paride Cattaneo Della Torre, «grassa per il fertile territorio, per li monti, et per la grande moltitudine delli bestiami d’ogni sorte».
Anche Antonio Stoppani, nella sua operetta di illustrazione geologica «La Valsassina e il territorio di Lecco», colloca Pasturo fra le «terre feraci» sparse nella cerchia di morbidi colli ad anfiteatro tra Aralata, Resegone e Grigna «le quali vanno debitrici all’antico ghiacciajo della loro feracità e amenità». Nell’Ottocento l’autore di «Una passeggiata dilettevole e istruttiva nel circondario di Lecco» ricordava per Pasturo il «territorio abbondante di pascoli» informando che «vi si allevano grosse mandre di vacche bergamine, e si fanno eccellenti formaggi».
Ancora oggi il nucleo più importante di allevatori opera a Pasturo.


Uno scorcio del paese con la chiesa-Santuario della Madonna della Cintura