Architettura – Barzio

Chiesa di San Giovanni Battista

Via Milano
adibitata museo delle opere dello scultore Medardo Rosso (1858 – 1928)


Chiesa di Santa Maria Assunta

frazione Concenedo – piazza Comunale
settecentesca


Chiesa Parrocchiale di Sant’Alessandro

Via Parrocchiale
Con le porte bronzee di Piero Maggioni (1985), la tela con la Decollazione delBattista del Montalto (1650 circa), altre tele del Sei e Settecento nellecappelle laterali, una croce astile del 1488


Monastero di Sant’Antonio al Cantello

via Colagro n.7
del quale restano pochi ruderi


Palazzetto Manzoni

via Alessandro Manzoni n. 12
Si può vedere in Barzio una seconda casa Manzoni, un bel palazzetto cinquecentesco con porticato e loggia ad archi, che fu della generazione di Pompeo. Da questa famiglia, attraverso il giureconsulto Cesare, è uscita la poetessa Francesca Manzoni, nata nel maggio del 1710 a Barzio. Antonio Balbiani in «Como, il suo lago, le sue valli», la dice «dotata di maschile memoria, dotta in greco,latino, francese, spagnuolo, geometria e giurisprudenza, autrice di un dramma per musica, e d’una tragedia, fra le altre, che può ancora esser letta dopo quelle dell’immortale Astigiano, ascritta a varie accademie, moglie a Luigi Giusti veneziano e letterato in allora di qualche grido, madre d’un figlio che coprì luminose cariche e fu gentil poeta».


Palazzo Manzoni

via Alessandro Manzoni n.12
Nel Cinquecento Paride Cattaneo Della Torre poteva dire, occupandosi di Barzio: «In questa terra vi sono molte belle case, habitationi et alloggiamenti nobili assai»; e tra le famiglie che vi risiedevano in quel tempo nominava già quella dei Manzoni. Una delle case dei Manzoni di Barzio, del ramo al quale è appartenuto l’autore dei «Promessi Sposi», deve la «simpatica notorietà», come sostiene il Borsa in «Barzio», non a questo antecedente storico o all’ampia e bella sala a terreno frescata alla Settecento, bensì al fatto «di aver dato i natali a Tranquillo Baruffaldi, campione della virtù valsassinese fra i Mille».La lapide a fianco della porta, infatti, celebra il garibaldino Baruffaldi, la cui famiglia fu imparentata con i Manzoni. La nobiltà dei Manzoni era documentata in un’epigrafe sepolcrale con insegne gentilizie che si trova va nella chiesa di Barzio davanti all’altare della Madonna del Rosario, dell’anno 1585. Il testo è dato dall’Orlandi in «Famiglie della Valsassina». Palazzo Manzoni che fu dei discendenti di Pasino, cioè della linea di Alessandro lo scrittore, è appartenuta fino ad anni non lontani alla parrocchia di Barzio che ne aveva fatto un centro di vita culturale. Poi è passato al comune, che vi ha trasferito la sede municipale non venendo però meno, complice anche la presenza della civica biblioteca, alla destinazione culturale individuatavi dalla parrocchia, quasi un riscatto del passato lontano, quando i Manzoni furono tiranni oppressori del popolo valsassinese. Lo Stoppani, in «I primi anni di Alessandro Manzoni», ne ricorda la discendenza da una famiglia patrizia venuta a Barzio dalla Valtaleggio agli inizi del Cinquecento, e richiama una lettera di Massimo d’Azeglio nella quale si accenna al prepotente feudalesimo di questi Manzoni, «saliti a tal grado di potenza e di prepotenza che, piccoli Caligola della valle, esigevano su per giù dai loro sudditi quell’omaggio, non solo alle loro persone, ma al loro cane, che il tiranno di Roma voleva si prestasse al suo cavallo. Quei montanari difatti, quando passavano davanti a casa Manzoni,erano obbligati a levarsi il cappello, ossequiando la bestia nell’atto stesso con queste parole: «Reverissi sciòr cà!». Ancora in oggi – prosegue lo Stoppani- quando la Pioverna infuria, si ode qualche Valsassinese ripetere un antico proverbio, degno della poesia orientale: Cuzzi, Pioverna e Manzon mingaintenden de resòn». I Cuzzi erano di Primaluna, evidentemente potenti eprepotenti quanto i Manzoni. Di quest’ultima famiglia Andrea Orlandi assicura che fu quella che toccò in Valsassina il massimo splendore di potenza finanziaria e sociale. Fu il giureconsulto Pietro Antonio a stabilirsi definitivamente al Caleotto di Lecco, nel 1708, dove da Alessandro, suo figlio,nacque nel 1736 don Pietro Manzoni, notaio collegiato di Milano, padre di Alessandro creatore di Renzo e Lucia.