Letteratura – Barzio

La Valsassina del Manzoni

«Vengono; son trenta, son quaranta, son cinquanta mila; sondiavoli, sono ariani, sono anticristi; hanno saccheggiato Cortenuova; han dato fuoco a Primaluna: devastano Introbbio, Pasturo, Barsio; sono arrivati a Balabbio; domani son qui». Queste le «voci» che giungevano allo spaventatissimo don Abbondio, intorno alla «calata» dei Lanzichenecchi. «Colico fu la prima terra del ducato, che invasero que’ demoni», racconta il Manzoni; «si gettarono poi sopra Bellano; di là entrarono e si sparsero nella Valsassina, da dove sboccarono nel territorio di Lecco».
La Valsassina da Bellano a Lecco, da lago a lago, è il soggetto di questo capitoletto di girovagare in terra lecchese in cerca di spunti manzoniani. Ora è l’itinerario dell’esercito alemanno di Rambaldo di Collalto che ci conduce, come motivo e, se si vuole, pretesto «manzoniano». Mail Nostro nella prima stesura del romanzo aveva dedicato qualcosa di più alla Valsassina: «È un gruppo di montagne e di valli, paese poco visitato dal sole,intersecato da torrenti, petroso e selvatico negli accessi, ma per entro rivestito in gran parte di ricchi pascoli, e più fertile che non l’annunzi il suo nome: ha varie terre, quale sul pendìo, quale nel fondo a luogo a luogo vasto perché si possa chiamarlo pianura…».

Collezione manzoniana

Il fondo è dedicato interamente alla figura di Alessandro Manzoni, alle sue opere ed alla relativa critica. E’stato costituito nel corso di più di 20 anni a partire dagli anni 70, dal Parroco di Barzio Don Alfredo Comi, grande e attento estimatore e conoscitore della figura e delle opere dello Scrittore.
Considerato la volontà del Parroco di volere alienare questa sua raccolta personale,l’Amministrazione ha ritenuto importante mantenerla sul territorio sicuramente per il suo indubbio valore ed ha voluto evitarne un triste smembramento anche per riconoscenza verso Don Comi stesso, che ha impiegato molte sue energie per costituirla.
Quindi il Fondo è stato acquisito dall’Amministrazione Comunale con il contributo dell’Amministrazione Provinciale di Lecco nel 2006 e nella primavera 2007 è stato collocato presso un’apposita sala della Biblioteca Comunale che trova ubicazione presso Palazzo Manzoni.
La particolarità del fondo, che riunisce insieme in modo organico e sistematicopiù di 1300 volumi, è quella di annoverare sia edizioni pregevoli e rare delleopere sia varie critiche e documenti particolari e perfino curiosi.
La Biblioteca Manzoniana, come già accennato è esclusivamente dedicata alla raccolta di opere legate a Manzoni o in qualche modo a lui riconducibili ed è un fondo chiuso.
Dalla prima inventariazione eseguita ad opera del Parroco nei primi anni 90 si vede che il fondo è composto da circa 1500 documenti suddivisi in una parte libraria ed una miscellanea di documenti non propriamente bibliografici che necessiterà di una archiviazione sistematica.
La parte libraria raccoglie 1303 volumi, che possono essere suddivisi nelle seguenti sezioni:

  • 326 edizioni in italiano dei “Promessi Sposi” in cui si trovano 7 edizioni anteriori al 1840 tra cui spicca l’edizione del 1827 in tre volumi, a cui si aggiungono 26 edizioni dal 1840 al 1898, compare anche l’edizione della casa editrice Veladini di Lugano del 1829; l’edizione più recente è datata 1990. Nel numero sono annoverate anche le opere ridotte, cioè riduzioni strumentali (non dirette a un fine artistico), adattamenti per cinema teatro o televisione e versioni a fumetti.
    • 29 differenti edizioni con traduzioni nelle principali lingue europee, ma anche in giapponese, ebraico, russo, arabo, ecc. Fra esse compare anche l’edizione parigina del 1828, tradotta da Antoin-François-Marius Rey-Dussueil  e pubblicata da Charles Gosellin, in 5 volumi.

Riferito a questo tipo di opere è interessante sottolineare che esiste anche il carteggio composto dalle copie delle lettere di richiesta delle edizioni tradotte dei Promessi Sposi, inviate dal parroco agli istituti culturali presenti nei Consolati italiani dei più disparati paesi del Mondo e le lettere di risposta o di accompagnamento dei volumi.

  • 204 edizione delle altre opere pubblicate singole o in raccolte diverse dal Romanzo, di queste 43 pubblicate dal 1820 al 1896, tra cui si annovera “Il Conte di Carmagnola. Tragedia di Alessandro Manzoni” pubblicata da Ferrario nel 1820, volume più antico presente.
    • 620 edizioni riguardanti critica e saggi sull’opera e la figura del Manzoni (fra le quali la raccolta degli atti di vari convegni manzoniani). Sono compresi in questo numero anche opere di familiari del Manzoni; opere relative al territorio lecchese pensate come illustrazioni del romanzo; antologie comprensive di capitoli critici sul Manzoni; opere di carattere storico su luoghi o personaggi in qualche modo riferibili al Manzoni;opere sul folklore e le tradizioni locali.
    • 37 opere di interesse prevalentemente turistico-descrittivo riferite a luoghi legati alla vita o alle opere del Manzoni;
    • 87 opere di carattere creativo legate all’opera o alla figura del Manzoni: fra queste rifacimenti, traduzioni in dialetto, o in versi,cataloghi di mostre o saggi su illustratori dell’opera manzoniana;continuazioni dei Promessi Sposi o romanzi di autori legati a vario titolo a Manzoni; spartiti di opere musicali ispirate da opere di Manzoni.

La descrizione del fondo compare anche nel volume “I Fondi speciali delle Biblioteche Lombarde” pubblicato a cura della Regione Lombardia (Editrice Bibliografica,1998).
Il fondo assume una particolare rilevanza culturale data l’accuratezza delle scelte dei documenti con cui è Don Comi l’ha composto, che ne danno completezza e organicità.
Di rilevante importanza è il fatto che i volumi presenti sono in un generale buono stato di conservazione, stato giudicato anche dagli esperti che hanno condotto la perizia di valutazione, tra cui l’antiquario milanese Renzo Rizzi. 
Il fondo assume il suo valore grazie anche alla varietà di tipologie di documenti che presenta. Infatti nella raccolta si annoverano non solo i volumi più importanti e rari nella bibliografia manzoniana, riferiti principalmente alle sue opere e ed alle critiche, ma anche altre pubblicazioni.
Queste completano il materiale più “canonico” che compone il fondo e riportano approfondimenti, punti di vista originali e curiosità e coprono vari ambiti disciplinari differenziandosi da quello più propriamente letterario.
Si notano infatti volumi riferiti a itinerari od a luoghi manzoniani, di interesse turistico-descrittivo e poi rifacimenti, traduzioni in dialetto, o in versi,cataloghi di mostre o saggi su illustratori dell’opera manzoniana; continuazioni dei Promessi Sposi o romanzi di autori legati a vario titolo a Manzoni;spartiti di opere musicali ispirate ad opere di Manzoni.
A tutto ciò si deve aggiungere la presenza di documenti non propriamente bibliografici che aumentano il pregio del fondo, tra questi si annoverano diverse raccolte di stampe e litografie, a tiratura limitata, di famosi artisti nazionali che hanno messo a disposizione la loro arte riproducendo episodi tratti dalle Opere manzoniane. Compare persino la raccolta delle figurine LIEBIG stampate negli anni 50.
Non si può poi dimenticare i manoscritti manzoniani del cardinale Giovanni Colombo con il carteggio relativo alla sua donazione al Parroco riguardanti gli interventi proposti dal Cardinale nei vari convegni e congressi manzoniani.
Infine, in uno dei fascicoli conservati, è contenuta anche una lettera autografa del Manzoni al Cav. Conelli di Belgirate.
Ora la parte libraria del fondo è stata interamente catalogata ed il catalogo ottenuto può essere facilmente consultato nell’OPAC @uol.it del Sistema Bibliotecario Provinciale che si trova al sito lecco.ebiblio.it.


I Piani di Bobbio nella poesia

I delicati versi dialettali di Luigi Manzoni ci introducono alla contemplazione dei Piani di Bobbio:

Boeubbi l’è circondaa d’ona ghirlanda
de montagn, dai Campej e l’Angelon,
da l’Orscellera e da la Corna Granda,
che rompen i pendiv coi so speron

e restringen el fond accidentaa
dai frann, che se ingualiven poeu d’incant,
quand la nev farinosa a fald levaa
la spiana i pest per fa ‘l slalom gigant.

Poeu quand i bait metten foeura i grond
e i rivoi ciocchen sotta i smacc nevos,
quando el premm sô el rinverdess i frond
e la Bobbiaai fringuej la ghe dà i vos,

da sti rifug j scalen in cordata
el Monchiavell, la Cornae ‘l Barbisin:
i crest ciar di Campej, che offren spaziad
la vision intorna ai nost confin,

e vers la Brianza,in tutt el pian padan,
quand sui fior ronzen i âv a sciuscià ‘l mel,
se slarghen i oeucc finna a scerné lontan
el profil semper bianch che tocca el ciel.

Il gruppo di Campelli ha ispirato poeticamente Nino e Bianca Debelli che in Voci di Valsassina gli hanno dedicato una lirica; leggiamone le prime due strofe:

Apresi tutta verde e brizzolata
Di sassi e massi l’alta Piana in arco.
Ma nello sfondo dell’erboso parco,
Magnifica tremenda desolata

L’oceànica reggia del corallo,
Giganteggiando colle fulve, immani
Vertebre, su dai ruderi titanici
Slanciasi nel ceruleo cristallo.