Storia – Barzio

«Cantello – si legge nella Descritione della Valsassina di Paride Cattaneo Della Torre – siede proprio nel mezzo della pianura chiamata la squadra del Consiglio essendo la valle divisa in quattro parti, queste sono poi state dagli habitatori squadre chiamate. Innalzasi questo ponticello verso il Cielo da un miglio; a circondarlo vogliosi due miglia, et tutto lodevole et fruttifero de prati, campi et selve. Nella sommità, vi è fabbricato un bel Monastero de R. Matri del ordine di santo Agostino et prima era un hospitale,poscia ridotta in Monastero… Ha dato gran fama di santità a questo luogo, una beata Guarisca della nobile casa de Arrigoni nelli anni passati… Questo colle è molto aeroso et vago da vedere, che essendo nella detta cima si scopre gran paese d’ogni intorno per essere rilevato, et spiccato, per non haver alcunostacolo se non da lontano et se non fussi, ch’egli alquanto freddo, non poteva la Maestra Naturafar il più bello, sì per esser sito in un bel piano, sì anche per esser pulito d’ogn’intorno di fioriti prati, fertili campi, et fruttifere selve, et se daventi non fosse così percosso, per il che si rende poi tanto friggido, saria cosa miracolosa et rara».

L’Arrigoni celebra così Guari scadi Barzio: «Donna pia, benefica, religiosa, non si abbandonò a vani ed effimeri dilettamenti del secolo, cui la domestica agiatezza e la beltà delle forme porgevano largo campo e incentivo, ma coll’animo e colle azioni onninamente si volse alla vita spirituale, e mentre i suoi consanguinei, seguendo il partito ghibellino, brutta vansi nel sangue dell’opposta fazione, essa fondava (1408),sopra un delizioso colle denominato Cantello presso Cremeno, una chiesadedicata al Santo di Padova ed uno spedale per viaggiatori e pellegrini, pei miserabili sì dell’uno che dell’altro partito». E Ignazio Cantù riassume: «È qui presso il Cantello dove la beata Guarisca Arrigoni nel 1408 eresse un oratorio e uno spitale per pellegrini di Terrasanta, che poi cangiassi in monastero d’Agostiniane, finché l’edificio venne distrutto dopo aver ricoverati i petecchiosi nel 1817».
Sono rimasti pochi ruderi, sul colle del Cantello, a Concenedo sopra Barzio, a serbar memoria dell’opera di Guarisca Arrigoni, intrapresa nel 1408 sotto forma di ospizio, che divenne poi monastero di Agostiniane sotto il titolo di Sant’Antonio abate, soppresso nel 1784 dall’imperatore Giuseppe II che non gradiva gli Ordini religiosi contemplativi. E probabilmente non ebbero mai molti lettori i versi «in lodedelle venerabili monache di Cantello» di prete Antonio Invernizzi, anche sestampati dall’Arrigoni nel 1857 fra i «Documenti inediti riguardanti la storia della Valsassina»; ma l’autore si consolava:

Perché col Chiostro non giaccia negletta
La fama delle Vergini donzelle,
Che fiorir di Cantello in su la vetta,

È grato il rammentar, che tutte quelle,
Ch’avvolser prime d’Agostino il velo,
A Dio fur care e favorite ancelle.

Il Balbiani in Lasco fa dire che la trasformazione dell’originario ospizio in monastero «è stata una violazione del testamento lasciato dalla santa fondatrice, perché ella ha precisamente comandato che rimanesse ospitale, pena la scomunica a chiunque contrastasse alla sua volontà– e cita il testo: Ita volo, statuo,jubeo et mando, et amore Dei et intuitu prefati B. Antonimi prohibeo nequisquam huic meae volutati et ordinazioni aliqualiter contrafacere –. Ma,aggiunge, quando egli è un santo come San Carlo che cambia, è facile persuadersi che doveva essere una buona cosa». Lo assicurava, del resto, Paride Cattaneo Della Torre che nel 1571, dopo aver presentato il monastero – in Descritione della Valsassina –«fabricato nuovamente, coi suoi chiostri, orti, giardini et cisterne et altrisuoi appartamenti, la dove il tutto è ben formato», lo definiva «Monasterovenerando a popoli circostanti, li quali hanno queste Rev. Matri tutti in grandissima veneratione et questo per la loro vita et santità».
Dal 1976 sul Cantello è aperta una Casa alpina per il clero.


Barzio: ai Piani di Bobbio
passò anche San Carlo

I Piani di Bobbio erano un tempo passaggio obbligato fra la Valsassina e la Valtorta, naturalmente per chi avesse bisogno di passare. Siccome un gruppo di paesi bergamaschi erano sotto la giurisdizione di Valsassina, questa necessità c’era; capitò anche all’arcivescovo Carlo Borromeo di dovere proprio scavalcare la montagna di Bobbio in due sue visite pastorali. La prima volta fu il 23 ottobre 1566:veniva da Averara – riferisce Egidio Meroni in Porpore sacre nella verde Valsassina – dove aveva eretto in parrocchia la chiesa di San Giacomo, e per Bobbio scese a Barzio dove l’indomani amministrò la Cresima. Nel 1582 consumò un mese per le valli di Taleggio, Averara e Torta; di là per venire a Barzio salì ancora al monte Bobbio. Qui, si racconta, porse la mano a un pazzo che gli era corso incontro per stringergliela. Di Valtorta in particolare San Carlo dovette occuparsi anche nel 1584; al monaco olivetano Raffaele, che aveva addotto impedimenti,scrive che «ci contentiamo che restiate et mandiamo in luogo vostro a far la cura di Valtorta il curato di Volà, pieve di Lecco, così voi andarete in cambio suo a Volà ad haver cura di quelle anime, sino a questo sinodo nel quale tempo delibereranno di voi con vostra satisfattione».
Nella bella guida dal titolo Prealpi lombarde di Silvio Saglio si dice di Bobbio: «È un esteso e ondulato piano inclinato coperto da magro pascolo e dominato dalla cerchia rocciosa dello Zuccone di Campelli, situato a cavallo della Valsassina e della Valtorta. Il panorama ha come fondale la dirupata Grigna meridionale e le vaste groppe della Grigna settentrionale. La località è molto frequentata nel periodo invernale, perché offre vasti campi da sci». «Bobbio – scriveva invece Giovanni Pozzi in Guida delle Prealpi di Lecco, nel 1883 – bellissimo tappeto verde qua e là leggermente accidentato, piuttosto piccolo ma poetico per i monti che si vedono all’ingiro, i quali ora a picco e ora lentamente degradanti con molle curva danno grazia alla composizione del bellissimo quadro. Questo punto è all’altezza di 1716 metri sul livello del mare».
Interessanti annotazioni di carattere geologico riguardanti i Piani di Bobbio sono contenute nel volumetto che il Club Alpino Italiano ha dedicato alla Valsassina nella collana«Itinerari naturalistici e geografici attraverso le montagne italiane». Il Nangeroni, che ne è l’autore, rileva tra l’altro: «Ora avviamoci sul Piano verso il rifugio Sora. Una grande spianata aperta da tre parti: a oriente,verso la Valtorta (fiume Brembo), a sud verso una sella da cui si scende a Moggio o si va in Artavaggio. Montagne calme, quasi colline, a nord e a occidente (Monte Orscellera) costituite di calcari e arenarie dell’anisico e del ladinico. Montagne aspre a oriente in strati obliqui o quasi orizzontali;queste sono invece costituite di calcari del periodo norico, come il Resegone e il Due Mani; si chiamano Zuccone di Campelli quello a destra, Corna Grande quello a sinistra, e Barbisino quello centrale. Ciascuno dei primi due è intaccato da un circo-glaciale, cioè da un vallone breve e largo, dalle pareti molto ripide (anche verticali) che venne scavato dal gelo, dalle nevi e dai ghiacciai durante il periodo glaciale. Anzi, questi due ghiacciai sono allora usciti dal circo e scesi sulla spianata, qui abbandonando abbondante morenico sotto forma di quattro lunghi cordoni, oggi ben visibili, coperti di verde, ma costruiti con i detriti morenici. Dei circhi, quello della Corna Grande, che alla sua testata è ornata da belle torri, è chiamato Valle dei Mugoffi, cioè dei pini mughi, ed è ingombro da una enorme quantità di depositi detritici depressi a conche, le quali sono forse dovute alla fusione del ghiaccio che un tempo stava sotto i detriti». Ancora il Nangeroni scrive che «sarebbe il caso di salire sullo Zucco Orescellera o, almeno, portarsi verso oriente per ammirare il bel paesaggio del Pizzo dei Tre Signori che da qui si manifesta in tutta la sua grandiosità mostrandoci le testate degli strati prevalentemente di conglomerato permico che immergono a nord; mentre guardando verso nord ovest potremmo vedere le alte ma tondeggianti cime di Foppabona e Cam costituite di gneiss antichissimi».
Per l’accesso a Bobbio esiste una funivia, un impianto a cabine multiple che parte da Barzio e giunge a quota 1638. Vi sono poi buone attrezzature ricettive e per gli sport della neve. Ai Piani si può però arrivare pure in automobile, percorrendo i pochi chilometri di una strada un po’ grezza che vien su da Valtorta, collegandosi alla rete delle valli bergamasche. Fra questi stessi boschi e pascoli passò San Carlo.