E altro ancora – Barzio

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Barzio-Val Corda-Piani di Bobbio

È uno degli itinerari più belli per andare da Barzio ai Piani di Bobbio. L’interesse che presenta è sia di tipo ambientale per i fitti boschi, ricchi anche di piccola flora del sottobosco, e per i casolari ancora ben conservati e utilizzati in attività pastorali, sia di tipo panoramico, soprattutto nell’ultimo tratto quando le caducifoglie, dopo aver lasciato spazio anche a larici e abeti, diradano completamente. I boschi della val Corda furono sempre sfruttati per il legname, tanto che il nome le deriva proprio dalle corde che servivano a far scendere i tronchi a valle. Per quanto riguarda il panorama il più vasto è quello dai Piani di Bobbio, che nelle giornate limpide spazia su tutta la corona alpina dal Monviso all’Oberland Bernese, sulle Alpi Orobie e sui laghi della Brianza.
Questo itinerario non è inoltre privo di un certo interesse storico popolare poiché il gesöl (cappella) che si trova poco prima del bivacco Penne Nere testimonia un punto di sosta del carof dimort, cioè del tragitto che gli abitanti della Valtorta dovevano compiere per poter dare sepoltura ai loro morti nella parrocchia di appartenenza. Ciò viene ancora oggi ricordato con una festa sul luogo, organizzata dagli alpini la terza domenica di luglio.
L’itinerario supera in due ore un dislivello di circa 870 metri e lungo il percorso, che si svolge su carrareccia e sentiero, non si presentano particolari difficoltà.
A Barzio (769 metri) da piazza Garibaldi si sale fino al cimitero, lo si fiancheggia e si prosegue diritto,sulla strada per la stazione della funivia. Giunti al primo piazzale parcheggio della funivia, si imbocca la carrareccia che si alza a destra e, trascurando altre diramazioni (a destra), si arriva al bivio nei pressi dei primi casolari di Nava (918 m, ore 0,30). Lasciando a sinistra l’itinerario per il rifugio Buzzoni si sale con un tornante nel bosco a Ciresa (ore 0,15-0,45) ove la carrareccia compie un secondo tornante per portarsi nell’impluvio della val Corda. Qui sale tra gli alberi, si avvicina alle baite Corda (1326 m, ore 0,15-1), continua con qualche scorcio panoramico fino al gesöl e, poco più avanti, al bivacco Penne Nere (1416 m, ore 0,20-1,20). Si prosegue incrociando la pista da sci e passando sotto un pilone della funivia, si tocca la riva dei Muli e il passo di Colmo (1571 m) con vista panoramica sempre più ampia sulle principali cime della Valsassina. Arrivati vicino a uno stagno, conviene lasciarlo sulla destra e staccarsi dalla carrareccia per salire a sinistra con un sentierino che abbrevia il percorso,lungo una piacevole valletta erbosa, e conduce ai Piani di Bobbio (1640 m, ore 0,40-2) nei pressi della stazione superiore della funivia.
Possibilità di una variante nel primo tratto. Lungo la strada che porta alla stazione della funivia, dopo la cabina elettrica, si prende a destra la strada che sale verso una cascina e poco prima di giungervi si svolta su un sentiero a sinistra entrando nel bosco.Si incrocia un altro sentiero proveniente (a sinistra) dalla stazione della funivia che prosegue per la baita Masone (a destra) e continuando dritto si attraversa la valle di Bobbio per salire a Ciresa dove si ci ricollega all’itinerario principale (ore 0,30-0,40).


Barzio-Alpe Nava-Rifugio Buzzoni

Questo itinerario sale con una carrareccia che si snoda, in lieve pendenza, tra pascoli e boschi fino alle baite di Nava, alcune delle quali presentano un certo interesse storico-architettonico; poi si fa più difficoltoso proseguendo su mulattiera o sentiero, attraversando numerosi valloncelli boscosi, con tratti ripidi e guadi. All’alpe Tè si può fare una breve deviazione scendendo a sinistra sul sentiero per Introbio, per osservare un faggio secolare di notevoli dimensioni.Infine con un ultimo tratto panoramico sulle Grigne e la Valsassina si raggiunge il rifugio Buzzoni. È interessante ricordare che il toponimo Nava,ricorrente in molte zone della Valsassina, testimonia la presenza in epoca preromana di un gruppo etnico linguistico ibero ligure, nel cui idio masignifica “depressione posta tra due versanti, ampia sella”.
Il dislivello in salita è di circa 800 metri e il tempo di percorrenza di due ore e mezza.
Da Barzio (769 m) si segue l’itinerario val Corda – Piani di Bobbio fino al bivio presso i primi casolari di Nava (918 m, ore 0,30) dove si lascia a destra la carrareccia per i Piani di Bobbio e si prosegue per quella di sinistra che si alza con pendenza moderata tra filari di piante. Si attraversa l’amena conca dell’alpe Nava, dominata a destra dalla Corna di Bobbio, si trascura a sinistra il sentiero per lo Zucco Angelone e, poco dopo, a destra una mulattiera, giungendo al passo di Nava (934m, ore 0,10-0,40). Sull’opposto versante si trovano le baite di Nava, cascine sparse sui pendii pascolivi. A sinistra si stacca la mulattiera per Introbio,mentre l’itinerario prosegue su una stretta carrareccia, piegando a destra,fino ad uno degli ultimi casolari, affrescato con immagini sacre, da cui sigode un bel panorama sulla Valsassina. Al termine della stradina si continua asalire nel bosco sulla mulattiera che si dirige sul fondo della valle Scedrii,lo supera, poi attraversa la valle della Snella e scavalcata una costa alberata entra nella valle dell’Acquaduro. Si scende sul fondo di un ripido vallone, siinizia un percorso a saliscendi per oltrepassare diversi valloncelli, talvolta con fondo roccioso, e si arriva alla baita di Piancagianni (985 m, ore 0,20-1)costruita nel 1923 e ora semidistrutta. Si sale rapidamente tra i faggi, dopo un poggio si lascia un sentiero a destra per scendere a sinistra su gradini in pietra, verso il letto dell’Acquaduro. Lo si guada, si risale a svolte lasponda opposta, a un bivio si continua a destra con ampi tornanti che fiancheggiano una parete scura a strapiombo e, proseguendo sempre nella faggeta, si giunge alla dorsale erbosa dell’alpe Tè (1383 m, ore 0,50-1,50),dove i ruderi delle costruzioni sono ormai sommersi dalla vegetazione. Qui sitrova il sentiero proveniente da Introbio, a sinistra, e tra betulle si continua a destra lungo la dorsale. Nell’impluvio del canale Teagiolo si supera con un facile guado il fondo di una sua con valle (ore 0,20-2,10) e con ampiesvolte si sale alla baita Mota (1560 m). Toccata una sorgente e attraversato un valloncello, si raggiunge in breve il rifugio Buzzoni (1590 m, ore 0,20-2,30).
Da qui salendo al passo del Gandazzo ci si collega all’itinerario Piani di Bobbio – Rifugio Grassi.


Piani di Bobbio – Rifugio Grassi

Si tratta di un bell’itinerario panoramico che si svolge prevalentemente su sentiero e mulattiera, per lunghi tratti in discesa o in falsopiano, con salite ripide e non ombreggiate tra il passo del Gandazzo, il passo del Toro e la bocchetta di Foppabona (350 metri di dislivello), quando si rimonta la dorsale che separa la Valsassina dalla Valtorta. Il panorama è vasto lungo tutto il percorso spaziando dal Monte Rosa alle Prealpi bergamasche. Interesse di tipo minerario rappresentano le miniere nei pressi del rifugio Grassi, ancora ben conservate anche se non visitabili,che furono utilizzate per l’estrazione di galena, piombo e argento. L’itinerario è ben indicato e si percorre in due ore e quaranta minuti.
Dalla stazione della funivia ai Piani di Bobbio (1640 m) si imbocca la carrareccia che sale a sinistra (via Paolo VI), tralasciando le varie diramazioni a destra e si perviene all’ampia sella dei Piani di Bobbio tra la Valtorta e la Valsassina (1682 m, ore 0,10)dove sorge il santuario di Maria regina dei monti (costruito nel 1969) e dovesi incrociano varie strade. Si prende quella che a sinistra scende in Valtorta,verso la stazione di una sciovia, si lascia a destra una carrareccia che sale alla baita di Dentro (vedi scheda itinerario Piani di Bobbio – Forcellino –Piani di Artavaggio) e si continua in leggera discesa tra i pascoli, con una bella veduta sul Pizzo dei Tre Signori. Dopo il palo con freccia segnaletica della SEL, che indica il nostro percorso, ci si stacca dalla strada per salire a sinistra nel prato, su una comoda mulattiera che poco più avanti si raccorda a una carrareccia (ore 0,20-0,30). Si continua tra i faggi, si lascia a destra la seggiovia proveniente da Ceresola e, contornato il monte Chiavello, si scende giungendo al passo di Cedrino (1656 m, ore 0,10-0,40) dove la vistasulla Valsassina e le sue cime è ancora più ampia. Si prosegue in piano o a saliscendi, tra piante di faggio e cespugli di lampone, e si arriva al passo del Gandazzo, buon punto panoramico sul gruppo dello Zuccone Campelli (1651 m,ore 0,15-0,55). Da qui si può scendere a sinistra in circa cinque minuti al rifugio Buzzoni collegandosi all’itinerario Barzio – Alpe Nava – Rifugio Buzzoni (vedi scheda). Si sale sulla dorsale meridionale dello Zucco del Corvo che diviene sempre più ripida (panorama sul Pizzo dei Tre Signori e la Valtorta), piegando poi a destra si entra nella provincia di Bergamo e si giunge al passo del Toro (1935 m, ore 0,40-1,35). Al di là il sentiero continua toccando tre insellature e guadagnando, alla seconda sella, sulla dorsale del monte Foppabona, la quota più alta (2025), poi scende alla bocchetta di Foppabona (1991 m, ore 0,35-2,10). Con un lungo traverso sotto lo Zuc di Cam e la bocchetta di Valbona, tra cespugli di rododendro, genziane purpuree, cardi,napelli e altre varietà di flora alpina, si entra nella conca di Camisolo, la si attraversa e si arriva infine al rifugio Grassi (1987 m, ore 0,30-2,40).


Piani di Bobbio-Forcellino-Pianidi Artavaggio

Nelle abitudini degli escursionisti questo itinerario oggi sostituisce quello tra i Piani di Bobbio e i Piani di Artavaggio che passava per la bocchetta dei Mughi, un tempo molto frequentato. È anche uno degli itinerari più vari della zona. Si svolge infatti in ambienti diversi e ugualmente suggestivi: i pascoli e i prati dei Piani di Bobbio, i ghiaioni del vallone dei Mughi tra le pareti calcaree del gruppo dei Campelli, le conche sassose e i laghetti che precedono i Piani di Artavaggio.La vegetazione è prevalentemente arbustiva e cespugliosa con pini mughi e rododendri; la fauna è presente con lepri, marmotte, pernici e coturnici.
Il percorso si svolge su sentiero e tracce, in salita (360 m di dislivello) e in discesa (120 m di dislivello),con qualche breve tratto di roccette. In alcuni punti richiede un po’ di impegno per la sua ripidità (ad esempio sotto il Forcellino); si compie comunque in circa due ore e mezzo.
Ai Piani di Bobbio (1640 m) si procede seguendo la descrizione dell’itinerario Piani di Bobbio-Passo del Gandazzo-Rifugio Grassi (vedi scheda) fino al bivio con la carrareccia che adestra sale alla baita di Dentro. Si prende questa carrareccia, si tocca la casera (1709 m, ore 0,20) e si continua sulle tracce che si alzano nei pascoli verso le stazioni superiori degli impianti sciistici. Si prosegue lungo la dorsale e si raggiunge il serbatoio dell’acquedotto dove si sale a sinistra entrando nel vallone dei Mughi. A un bivio si lasciano le tracce che (a sinistra) si dirigono alla bocchetta dei Mughi e alla Corna Grande e per quelle di destra si continua in salita, prima tra cespugli di rododendro poi tra massi di roccia calcarea. A un altro bivio, ai piedi dello sperone che scende dalla cresta occidentale dello Zucco Barbesino (1915 m, ore 0,25-0,45) si prosegue a sinistra. Il sentiero si tiene alto e sale lungo il versante sinistro sotto le alte pareti dello Zucco Barbesino. Davanti si alzano gli spuntoni dolomitici dei Denti dei Mughi che chiudono la testata di questo selvaggio vallone.Superato un avvallamento con una breve discesa, si riprende a salire molto ripidamente su terra e con un facile passaggio su roccia si giunge in cresta,al Forcellino (1994 m, ore 0,30-1,15) dove si ha un bel panorama sulla conca opposta verso la Cornella, la Cima di Piazzo e la Valtorta. Seguendo le tracce che salgono a destra si risale il crinale e un pendio erboso, si attraversa un macereto e si perviene all’ampia dorsale (2000 m, ore 0,10-1\,25) che scende a est dallo Zucco Barbesino, toccando la quota più alta dell’itinerario. A qui inizia la discesa, in lieve pendenza, tra doline che sprofondando nel terreno erboso. Il panorama è ampio e giunge ai gruppi del Disgrazia e del Bernina che si scorgono dietro il Pizzo dei Tre Signori. Le tracce da seguire non sempre evidenti, bisogna quindi fare molta attenzione ai segnavia e tenere come punto di riferimento uno spallone. Al di là si continua verso una selletta, per poi scendere dal cimotto antistante in una conca sul bordo di un laghetto (1920 m,ore 0,15-1,40). Superandolo si trova a sinistra il Sentiero delle Orobie Occidentali (segnaiva n. 101) proveniente dalla bocchetta dei Mughi e con essosi continua a destra in piano. A un primo bivio si prosegue a sinistra (a destra l’itinerario Piani di Artavaggio-Zuccone Campelli, vedi scheda), a un secondo bivio a destra e oltre uno spallone roccioso si attraversa una piacevole conca in vista della baita Bocca. Vi si giunge (1923 m, ore 0,20-2) e subito si è alla sottostante bocca di Campelli (1913 m) nei pressi di un altro laghetto. Si trascura un sentiero a destra (sempre per lo Zuccone Campelli) per procedere lungo il versante sud occidentale della Cima di Piazzo entrando nell’altopiano di Artavaggio. Si continua in discesa sul pendio erboso, si lascia a destra il sentiero per la casera Campelli (ore 0,15-2,15) e, superato uno stagno, si affronta una breve salita per raggiungere la carrareccia che porta al rifugio Cazzaqniga-Merlini (a destra, 1899 m) poi al rifugio Nicola(diritto, 1876 m, ore 0,10-2,25). Proseguendo sulla carrareccia, o per scorciatoie, si può arrivare agli altri rifugi dei Piani di Artavaggio e alla stazione della funivia per Moggio (1650 m).


Piani di Bobbio – Zucco Barbesino

È un itinerario breve, non molto impegnativo, notevole dal lato panoramico. L’ambiente dolomitico offre anche la possibilità di osservare numerose doline, presenta quindi interesse di tipo geomorfologico. Si percorre in un’ora superando un dislivello di 173 metri.
Ai Piani di Bobbio si parte dal Rifugio Lecco (1777 metri) risalendo per un tratto la pista da sci che s’inoltra nel vallone dei Camosci, si rintraccia a sinistra un sentiero e si risale il fianco meridionale della dorsale dello Zucco Barbesino, la si scavalca (1905 m) a monte dell’ampia dolina erbosa denominata Coldere, per continuare sotto cresta sul versante del vallone dei Mughi dove le tracce del sentiero sono meno evidenti. Procedendo in cresta lungo la dorsale la vista si amplia, mentre si giunge sulla cima occidentale dello Zucco Barbesino (2150 m,ore 1) dove si gode un magnifico panorama sui monti Bernina, Disgrazia, Pizzo dei Tre Signori, Mellasc, Rotondo, Pizzo Alto, Legnone, sulle Alpi Orobie,sulla Valsassina e, alle spalle, sulle Grigne fino alle Alpi Bernesi, sui Corni di Canzo e il Resegone.


Piani di Bobbio-Bocchetta dei Camosci-Zuccone Campelli

Si tratta di un percorso impegnativo che richiede una discreta conoscenza delle principali tecniche dell’alpinismo. Dopo un primo tratto su carrareccia e sentiero l’itinerario si svolge tra i ghiaioni e i canali rocciosi del vallone dei Camosci, per portarsi in cresta. Qui si devono superare altri passaggi attrezzati su roccette primadi guadagnare la vetta. L’ambiente che si attraversa, ricco di suggestive e curiose conformazioni calcaree, e il panorama che si gode in quota offrono sicuramente un interesse tale da meritare l’impegno. In alcuni punti, inoltre,con un po’ di fortuna, è possibile osservare pernici, coturnici, lepri,marmotte o, più raramente, caprioli e altri esemplari della fauna alpina.L’itinerario si percorre in un’ora e mezza circa, superando 521 metri didislivello, con alcuni tratti di salita molto ripida.
Dalla stazione della funivia ai Piani di Bobbio (1640 m) si prende la carrareccia di fronte, lasciando a sinistra la via Paolo VI. Più avanti si passa dal ristorante Campelli e dal rifugio Sora e si giunge alla partenza della seggiovia Orscellera. Si continua in direzione dello Zuccone Campelli, lungo la dorsale di sinistra, per puntare direttamente alla costruzione del rifugio Lecco (1777 m, ore 0,30) posto su un poggio erboso. Da qui ci si dirige nel vallone dei Camosci lungo le tracce che risalgono la pista da sci, denominata “delle marmotte”, avvicinandosi, con pendenza sempre più ripida, alla base dell’anfiteatro che si chiude davanti con alte pareti, canali e pinnacoli rocciosi. Si lascia questa pista per deviare sul primo o sul secondo sentiero a destra che salgono entrambi a mezza costa lungo il versante settentrionale del vallone, giungendo al centro della testata nel punto ove convergono vari conoidi (ore 0,15-0,45). Si piega a destra e si risalgono le ghiaie del conoide più alto, sempre a destra, pervenendo alla base di due canali incisi nella parete rocciosa (0re 0,15-1). Si lascia a destra quello che sale alla cresta d’Ongania (canale della Madonna)  per quello di sinistra si inizia a salire ripidamente su ghiaie mobili. Enormi massi sbarrano il passaggio sul fondo del canalone e si è quindi obbligati a scavalcarli con passaggi su facili paretine;poi un “gendarme” roccioso divide il canale in due rami: si prosegue a sinistra(il ramo di destra, più agevole, porta alla bocchetta d’Ongania e allo Zucco di Pesciola) con alcuni tratti su roccia e sfasciumi, tenendosi dapprima a destra e poi a sinistra, e si arriva alla bocchetta dei Camosci (2130 m, ore0,30-1,30). Con un breve percorso molto panoramico in parte attrezzato concatene si continua lungo la cresta, al di sopra degli strapiombi che precipitano nel vallone. A sinistra si scorge lo stretto e ripido intaglio del canalone SEM, poi si risale su roccette e tracce di sentiero in vetta allo Zuccone Campelli (2174 m, ore 0,05-1,35), dove la vista può spaziare per 360 gradi su tutte le cime della Valsassina e su quelle principali dell’arco alpino centro occidentale.


Piani di Bobbio-Bocchetta di Pesciola-Piani di Artavaggio

Anche questa traversata, molto frequentata, collegati i Piani di Bobbio a quelli di Artavaggio, con un percorso però complessivamente più breve e meno ripido rispetto a quello passante per il Forcellino (vedi scheda). In alcuni punti richiede comunque un certo impegno.Lungo la testata della valle del Faggio si devono infatti superare brevipassaggi su roccia, talvolta attrezzati con catene fisse, per attraversare i canali che scendono sul fianco meridionale dello Zuccone Campelli  della cresta Ongania. Dal punto di vista geomorfologico questa è l’area più interessante toccata dall’itinerario che,tenendosi sotto l’alta bastionata dello Zucco di Pesciola, permette di osservarne i torrioni, le pareti, i pinnacoli e i salti di roccia in un paesaggio dolomitico. Molto gradevole anche il panorama sull’altopiano, leGrigne e il Resegone.
La prima parte del percorso si svolge in salita, con un dislivello di circa 200 metri, poi in discesa per altri 200 metri. Il tempo di percorrenza è di circa due ore.
Dalla stazione della funivia ai Piani di Bobbio (1640 m) si raggiunge la partenza della seggiovia Orscellera. Si inizia quindi a salire a destra continuando lungo la pista da sci che si abbandona, tra il quarto e quinti pilone di una sciovia, per seguire a mezzacosta, sul pendio erboso, le tracce a sinistra, raggiungendo così la bocchetta di Pesciola  (1784 m, ore 0,30),depressione tra la cresta Ongania e lo Zucco Orscellera, da cui si ha un bel panorama sul vallone dei Camosci e, alle spalle, dal Pizzo dei Tre Signori al Legnone. Qui si lascia a destra l’itinerario che sale da Moggio e si prosegue in piano, entrando nell’impluvio della valle del Faggio tenendosi al di sotto della bastionata della cresta Ongania, ricca di interessanti conformazioni calcaree. Si lascia a sinistra l’attacco della via ferrata Rebuzzini (ore 0,10-0,40) e si oltrepassano diversi spalloni e canali rocciosi, percorrendo il fianco meridionale dello Zucco di Pesciola che si alza alla testata della valle del Faggio. Aiutati da una scaletta (ore 0,20-1) e da catene fisse si superano canali e piccole cenge, quindi si continua alternando tratti di sentiero su terreno erboso a passaggi su roccia fino ad arrivare all’ampia dorsale del Colletto del Faggio (1838 m, ore 0,10-1,10), panorama sul monte Sodadura e sulla cima di Piazzo, che si attraversa per entrare nell’altopiano di Artavaggio.
Si scende verso la casera Campelli, che si scorge in basso, ma poco prima, a un bivio (0,05-1,15), si tralasciano le tracce per la casera e per i rifugi Cazzaniga-Merlini e Nicola seguendo il percorso a destra. Si giunge ad un secondo bivio e si continua diritto. In ambiente carsico, sul bordo di doline e conche erbose, si proseguela discesa, si attraversa il piano della Scaletta ove si perviene ad un altro bivio e, lasciando a sinistra un sentiero per il rifugio Cazzaniga-Merlini (ore0,20-1,30) si scende verso un rado boschetto di abeti e faggi. Scavalcato uno spallone, con il sentiero a desta si progue a mezza costa in piano alla testata del Vallone, in vista della vecchia costruzione dell’ex rifugio Casari, poi si riprende la discesa per giungere in breve ai Piani di Artavaggio e all’attuale rifugio Casari (1639 m, ore 0,10-1,55). Da qui, oltre la conca erbosa, si perviene alla carrareccia che a sinistra porta all’albergo Sciatori, a destra al rifugio Castelli (1650 m) e alla stazione della funivia proveniente da Moggio(1650 m, ore 0,10-2,05).
Deviando dall’itinerario con un percorso facile e non molto ripido si possono raggiungere prima la casera Campelli e poi i rifugi Cazzaniga-Merlini e Nicola. Dal bivio, prima descritto,dopo il Colletto del Faggio, si continua diritto, toccando subito la casera Campelli (1782 m, ore 0,10). Si supera uno stagno e si sale fino al bivio con il sentiero proveniente a sinistra dalla bocca d’Artavaggio (vedi scheda) per proseguire a destra verso il rifugio Cazzaniga-Merlini (1888 m, ore 0,20-0,30)e il rifugio Nicola (1870 m, ore 0,10-0,40). 


Concenedo-Valle Larga-Piani di Bobbio

Non è un itinerario impegnativo,anche se si svolge sempre in salita, con tratti piuttosto ripidi, e supera più di 700 metri di dislivello in due ore e mezza di percorrenza. Con un panorama sempre più ampio il sentiero risale la valle Larga, mantenendosi sul versante occidentale, che presenta una vegetazione prevalentemente cespugliosa(soprattutto noccioli).
Dalla piazza di Concenedo (921 m,frazione di Barzio) si sale per la via ai Monti, si piega a sinistra sulla strada asfaltata e, superato un antico portale in pietra con arco a sesto acuto, si prende la via a destra. Al primo bivio si va a sinistra e ci si alza nel bosco a mezza costa con pendenza moderata. Il sentiero prosegue ripido,dapprima con strette svolte e qualche tratto su terreno roccioso, poi con ampie curve, sempre nel bosco di giovani faggi. Dopo essersi innestato in un sentiero proveniente da sinistra, giunge a un altro bivio dove si può seguire il sentiero di sinistra, che sale ripido lungo la massima pendenza, o quello di destra, che con un percorso più piacevole e con un bel panorama (alle spalle)sulle Grigne passa tra i pascoli e i casolari delle cascine Cortigia,ricongiungendosi più in alto  con il sentiero di sinistra (1125 m, ore 0,15). Si prosegue a ripide svolte per un lungo tratto sul fianco destro della valle Larga e, dopo un passaggio su ghiaie mobili (ore 0,30-0,45) si lascia a sinistra una diramazione per guadagnare rapidamente quota. Ci si immette su un sentiero proveniente da sinistra, dopo si incrocia quello per le baite Cisterna (a destra, 1272 m, ore 0,15-1) e si continua lungo la dorsale. In vista dell’ex albergo Pequeno si inizia a risalire la valle del Bur dove la vegetazione diviene più alta e più fitta,poi, fuori da un bosco di faggi e betulle, la vista si allarga sulla Valsassina e le sue cime: Grigne, Due Mani, Zucco di Desio, Resegone. Il sentiero procede sempre a svolte risalendo la valletta erbosa che scende dallo Zucco Orscellera e giunge sulla costa di Bobbio, alla base di un traliccio nei pressi di un villino (1614 m, ore 1,10-2,10). A sinistra si segue una carrareccia verso l’ex albergo Pequeno e poco dopo a destra un’altra carrareccia che, lasciati a destra la seggiovia dell’Orscellera e i rifugi dei Piani di Bobbio, porta alla stazione della funivia (1640 m, ore 0,20-2,30) che sale da Barzio.