Storia – Bellano

La porta fortificata di Portone

Nella stretta valle che da Bellano porta nella Valsassina è situata la località Portone, il cui nome trae origine da una porta fortificata che, in quel luogo, nei secoli passati, sbarrava l’accesso alla riviera orientale del Lario. La fortificazione di Portone,nel’ambito del sistema fortificato del Lario e della Valsassina, serviva a bloccare sia la via valsassinese che quella che conduce nella Valle dell’Esino.Per la rete di avvistamento essa vedeva le torri di Taceno e di Sommo Incino,oltre che quelle di Assogno, di Inesio e di Bagnala.
Per questa fortificazione di Portone viene accreditata dagli storici una probabile origine in epoca romana.Tuttavia le testimonianze scritte che la riguardano sono molto più tarde.Paride Cattaneo Della Torre, nella sua descrizione della Valsassina, del 1571,così ce la descrive: «Poco lontano dalla suddetta terra (Parlasco) si ritrova una valle detta del Portone, da una gran porta anticamente ivi edificata.Questa fino al presente giorno si vede et chiude la via, sopra un alta et scoscesa valle, non potendosi per gli alti precipitj da niun altra parte passare. Di sopra il detto Portone vi sono ancora le vestigia di un alta Roccha, la qual era edificata alla guardia di questo passo, cosa che fin horamirabile a risguardanti pare».
Significativo e testimoniato fu il ruolo giocato dalla fortificazione di Portone nel corso della trentennale guerra tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia (dal 1426 al 1454,anno della pace di Lodi) che occupava la Valsassina ed effettuava continue scorribande sulla Riviera orientale del Lario. In una supplica del marzo 1466,la comunità di Bellano rammentava a Bianca Maria Sforza che suo padre Filippo Maria Visconti, avendo compreso l’importanza della difesa del Ducato in quel punto (Portone), aveva ordinato di costruire un portone in pietra e malta per chiudere l’entrata dalla Valsassina. Più volte l’esercito veneziano aveva tentato di forzare la difesa di quella fortificazione, senza però riuscire.Tuttavia nel 1451 avvenne un fatto doloroso per Bellano, che fu occasione per i soldati veneziani per poter distruggere il portone. Francesco Sforza (il defunto marito di Bianca Maria) informato dell’accaduto, fece rifare subito,sia pure con legname, sia il portone che una fortificazione attorno al borgo.Allora (1466) purtroppo il legname era marcito ed anche il consigliere ducale Tommaso da Rieti che si era recato sul posto aveva potuto constatare di persona che l’opera doveva essere rifatta per la sicurezza del Ducato. Nella supplica in parola perciò gli uomini di Bellano chiedono di poter ricostruire il tutto con pietre e malta e per le spese che saranno costretti ad affrontare, chiedono di essere esentati per dieci anni dal censo che pagano annualmente e che assomma a lire 132.
Ecco il testo della supplica dei bellanesi a Bianca Maria Visconti Sforza del marzo 1466, nella trascrizione effettuata da Gianpiero Buzzi e Vittorio Longhi, dall’originale conservato nell’Archivio di Stato di Milano.

«Illustrissima et Excellentissima Domina
A li vostri fidelissimi Servitori, comune et homeni de la Vostra terra de Bellano de la Riviera, del Ducato di Milano pare suo debito avvisare Vostre Excellentia de le cosse utile et necessarie per conservatione del stato suo et de suoi sudditi di quelle parti et offerisse a le cosse a loro possibile.
Perciò avisano come recolenda memoria dell’Illustrissimo quondam Vostro padre intendendo di quanta importanza era quella parte al stato suo, fece per essi homeni, tra Bellano e Valsaxinauno portono de prede e molta per saraglia d’essa parte. Et proinde li feceexempti ad deci anni, il quale (portone) dato che la Signoria de Venetia, seulo suo exercito, più volte con gente sue da pede e da cavallo temptassedestruere et venire ad essa terra per poter di scorrere lo laco de Como a suo piacere, non lo poteno per ciò mai haverlo. Postea vero nel tempo de la pesteche fu nel 1451, essendo peste anchora in Belano, essendo tutta la Valsaxina marchesca (di San Marco, ndr), molti fanti de la dicta Signoria con li homenid’essa Valle destruxeno lo ditto portono. Al che essi da Bellano non poteno resistere perché erano dispersi, ne se guardaveno de questo perché era tempopacifico. Deinde essendo molta guerra contra la Signoria Vostra, la recolenda memoria dell’Illustrissimo quondam consorte Vostro (Francesco Sforza, ndr),informato de predictis mandò Bertholameo da Cremona a fare, et fece fare lo dicto portono, pur de ligname con una bastìa con grande spesa. E fra pochi giorni el conte Orso gli venne con molte genti credendo poter venire a Bellanoo disturbare tutto quello payse, ma non lo potè fare per lo ditto portono, il quale dopo i è marcito. Nunc aut considerando li dicti homeni quanto importa lo dicto passo, como pono rendere testimonio li magnifici domini Thomasio da Reate,Thomasio da Bononia et domino Christophoro Pagnano, nec non lo dicto domino Bertholameo che gli sono stati e l’hanno visto, et che comuniter si dice: “Chiper tempo de pace se fornise, per guerra se pò defendere”, offerissono fare refare lo dicto portono de prede et molta con le torre, più bello et più forte che de prima, non mancho per bene et conservatione del stato Vostro, quanto de se stessi et de suoi filioli e beni, facendoli la Signoria Vostra exempti adece anni proximi a venire dal censo de lire 132 quali hanno a pagare annualmente alla camara Vestra, benché gli andarà molto magiore spesa, come fece lo prefato Illustrissimo Signore Vostro padre (Filippo Maria Visconti, ndr),ut sopra. Il che a loro sarà gratissimo e utile a tutte quelle carte inconservatione del stato della prefata Signoria Vostra, a la quale sere comandano».

Il Portone era ancora attivo nei primi decenni del 1600. Nel 1635, in occasione della guerra tra la Francia e la Spagna, lo storico valsassinese Arrigoni riferisce di un episodio che lo riguarda: (la Francia) «aveva mandato con potente esercito il duca di Rohano ad occupar la Valtellina. Spagnoli e Milanesi dal Forte di Fuentes si mossero contro lui, ma a San Martino di Morbegno toccarono essi una sanguinosa sconfitta. Fuggendo per le valli del Bitto e di Varrone discesero a Premana.Corsa voce nella Valsassina che i Francesi avessero occupato Premana, onde ovunque suonossi campana a stormo, e, prese alla rinfusa le armi, si corse al difendevol luogo del Portone per dove temevasi potesse entrare nella valle ilnerbo delle forze nemiche. Ma come si seppe la verità del fatto, quelle turberaunaticcie ritornarono a casa». Il successivo consolidarsi del dominio spagnolo ed il progresso delle tecniche militari, rese obsolete ed abbandonate alla rovina le antiche fortificazioni come il Portone.