Ambiente – Colico

Pian di Spagna

Tra Mera e Adda, laddove corrono verso l’immissione nel Lario, si stende il Pian di Spagna, detto una volta Piano di Colico, prima che gli Spagnoli avessero la necessità di montare la guardia in quel luogo di confine al loro «possedimento»milanese. Scriveva Aurelio Cassiodoro, ministro di Teodorico, a Gaudioso cancelliere della provincia ligure, che l’Adda venendo da oriente è accolto dall’alveo del lago per ampie bocche; sfociava allora – secolo VI – «tanto impetu», tumultuoso, nel bacino più settentrionale diventato poi il laghetto di Mezzola, a qualche distanza dalla romana Olonio. Occorre ricordare che il Piandi Spagna non è che il delta dell’Adda, «il quale – si legge in uno studio sulle sue variazioni negli ultimi secoli, curato da Davide Bertoglio, e pubblicato nelle «Pagine di vita lecchese» del 1969 – è andato a poco a poco crescendo, respingendo le acque del Lario, le quali un tempo s’insinuavano per buon tratto nelle valli dell’Adda e della Mera oltre Delebio e Samolaco,comprendendo anche tutto lo spazio occupato dal lago di Mezzola». Si spiega perciò che «il terreno formatosi è costituito dai detriti delle svariate rocce che costituiscono le falde delle catene montuose. Queste rocce disgregate dai geli e trascinate dai ghiacci e dalle acque, costituiscono la parte più importante del deposito che coll’andar del tempo è stato fissato dalla vegetazione. Questa ha contribuito a trattenere anche gli elementi più minuti(limo), cosicché la regione è anche molto fertile».
Vi fu un tempo durante il quale la fertilità della vasta pianura ispirò soltanto rimpianti. Infatti l’Adda aveva cambiato letto, andando a sboccare nell’emissario del lago di Mezzola, proprio contro la Torre d’Olonio, nella località oggi detta «il Passo», mentre il delta si era trasformato in unapalude in conseguenza di inondazioni oltre che di innalzamento del livello del lago. Anche Cesare Cantù, nella «Storia della città e della diocesi di Como»,levava una voce d’accusa: «Prima il piano di Colico esteso per oltre 12.000 pertiche era un’ubertosa campagna, che fu censita L. 9 la pertica, ed affittavasi fino L. 30. Il riguadagnar all’agricoltura e alla prosperità la più vasta pianura della provincia comasca, far lussureggiare le spiche ed i gelsi ove ora stridono la carice e le canne, suscitare una florida popolazione ove regnano il pallore e la febbre su d’una miserabile genia, è progetto agitato da molti anni, e il cui compimento dobbiamo sperare serbato al sapere e dall’umanità de’ nostri tempi».
Lavori di bonifica in Pian di Spagna furono eseguiti dal sacerdote Luigi Guanella. Ma già l’amministrazione austriaca, al principio dell’Ottocento, aveva affrontato il problema dell’assetto definitivo e razionale da dare al corso dell’Adda all’ingresso nel Lario. Si dovrà però arrivare al 1839 per trovare l’affidamento a Giuseppe Cusi dell’incarico di «redigere il progetto di un nuovo alveo rettilineo per l’Adda e di un canale mistilineo per l’emissario del lago di Mezzola che doveva permettere la navigazione a vapore fino a Novate».Il nuovo inalveamento dell’Adda venne compiuto nel febbraio 1858. In seguito a questi lavori l’Adda abbandonò per sempre il suo vecchio corso e la foce si spostò dall’emissario del lago di Mezzola al lago di Como; perciò il Pian di Spagna si trovò per sempre liberato dalle periodiche devastazioni del fiume e si potè quindi studiare l’opportunità di una regolare bonifica. I più importanti furono eseguiti tra il 1948 ed il 1953 e consentirono di recuperare 119 ettari di terreno.
La riserva naturale Pian di Spagna – Lago di Mezzola occupa complessivamente una superficie di 1586 ettari e presenta aree di grande naturalità, tipiche degli ambiente palustri, soprattutto lungo le sponde dei laghi e del tratto del fiume Mera che mette in comunicazione il Lario con il Lago di Mezzola e lungo i canali che la attraversano. La pianta predominante è la cannuccia di palude,frusciante barriera di un fresco verde in primavera e di un malinconico e suggestivo giallo in autunno e inverno, a volte accompagnata dalla tifa maggiore, ma non mancano leggiadre ninfee e nannuferi. La sponda meridionale del Lago di Mezzola è caratterizzata dalla presenza di cariceti costituiti da densi cespi di carici, piante dalle foglie strette e dure. Nell’ampia distesa centrale, testimonianza della lotta dell’uomo per «addomesticare» l’ambiente con lo scopo di renderlo ordinato e familiare, sono presenti terreni coltivati,boschetti di ontano, salice, pioppo, prati ricchi di trifoglio adibiti a pascolo bovino. La zona è ricca di pesci (lucci, persici, trote, bottatrici,tinche, agoni, anguille), anfibi (rane e rospi) e rettili (bisce dal collare e ramarri). Tra i mammiferi sono comuni lepri, volpi e pipistrelli ai quali si è aggiunta una piccola popolazione di cervi. Ma le varietà più interessanti si annoverano nell’avi fauna, sia nidificante che, soprattutto, migratoria,protagonista principale della vita della riserva. Dall’attività del centro di inanellamento e dell’Osservatorio ornitologico valtellinese emerge tutta la ricchezza della vita naturale. Solo per quanto riguarda l’avifauna, tra uccelli migratori(che qui sostano percorrendo le rotte tra il nord Europa e il Mediterraneo) e stanziali ne sono stati osservati oltre duecento specie.