Architettura – Colico

Villa Malpensata

Via Olgiasca
Elegante costruzione ottocentesca che comprende un edificio cinquecentesco


Castello di Fontanedo

Via Fontanedo
Con resti di murature trecentesche e della cappella con affresco quattrocentesco


Chiesa degli Angeli Custodi

Frazione Curcio
Con l’importante Madonna col Bambino e Santi, opera seicentesca dei fratelli Recchi


L’abbazia di San Nicolao a Piona
il romanico in cima al Lario

Località Piona – via Olgiasca

La nostra regione partecipa secondo modalità diverse da zona a zona allo slancio rinnovatore che si realizza con la fioritura di chiese in Europa nell’XI e nel XII secolo. Parlare di romanico lariano significa quindi affrontare una realtà dai contorni sfaccettati, che pur mantenendo una unità culturale, assume forme e modi espressivi variabili. Diversi importanti avvenimenti incisero sulla produzione artistica in questo periodo: da un lato il contatto con l’arte e la cultura ottoniana, che fu ricco e produttivo soprattutto per l’area lariana. In secondo luogo una notevole importanza rivestì il fenomeno delle crociate come mezzo di passaggio di correnti artistiche orientali in Italia. A partire dal IX secolo prese forma sempre più precisa l’ordinamento plebano delle campagne, determinando il sorgere di una enorme quantità di chiesine rurali. Grande importanza ebbe inoltre la diffusione dei monasteri cluniacensi a partire dalla seconda metà dell’XI secolo, che rappresentarono la penetrazione di influssi architettonici borgognoni. Si può affermare che la sintesi artistica operata dalla cultura romanica, nella nostra zona, si fondò essenzialmente su radici occidentali, barbariche e carolinge, su cui si innestarono, in misura maggiore o minore a seconda delle località, influenze della cultura ottoniano-bizantina.
Un’oasi che reca i segni vigorosi della spiritualità e della civiltà monastiche è a Piona di Colico, dove intorno al 1100 i monaci benedettini di Cluny fondarono un priorato. La bella chiesa di San Nicolò e l’annesso monastero con lo stupendo chiostro costruito a metà del XIII secolo stavano andando in rovina dopo l’abbandono da parte dei monaci nel 1488 e la soppressione decretata dalla repubblica cisalpina nel 1798; tornarono a nuova vita dopo che, nel 1937, Pietro Rocca fece donazione di tutta la proprietà di Piona alla Congregazione Cistercense di Casamari e i monaci, appartenenti alla grande famiglia benedettina come i fondatori cluniacensi, nel 1969 completarono i restauri e la ricostruzione dell’abbazia. La chiesa sviluppa il modello di San Fedelino: un’unica navata con abside semicircolare; all’esterno una decorazione sobria con la consueta cornice ad archetti, all’interno una copertura lignea della navata. Nell’abside sono affreschi romanici raffiguranti la Teofania, con il Redentore nella mandorla attorniato dai simboli degli evangelisti, sotto i dodici apostoli. Vicino all’ingresso i due leoni stilofori, probabile resto di un ambone che in origine divideva la parte della chiesa riservata ai monaci da quella riservata ai fedeli.
Davvero straordinario è il chiostro, che conserva integre le sue quattro gallerie in marmi policromi disposte su altezze diverse seguendola disposizione del terreno. Gli archi, a tutto sesto con doppia ghiera all’esterno, poggiano su eleganti e snelle colonnine arricchite di capitelli scolpiti per lo più a foglie e fiori, ma con qualche inserto di animali e figure umane. E’ l’unico chiostro medioevale superstite dell’intero territorio lariano, e conserva pure un cospicuo gruppo di affreschi eseguiti tra il XIII e il XV secolo.
Nel rinato centro di religiosità a Piona, affidato a una comunità che pratica la grande «regola» di Benedetto da Norcia, rimane un rudere. Si è pensato potesse trattarsi di un oratorio dedicata a Santa Giustina che Agrippino Vescovo di Como avrebbe fatto costruire nel 616; ciò ha fatto credere una lapide scoperta nel chiostro, dove era stata usata come architrave.La struttura non appare però paleocristiana; lo stile è puro romanico e l’opera non dovrebbe essere di troppo anteriore al San Nicolò, collocabile cioè nel secolo undicesimo. Non è questa, in ogni modo, la sede per disquisire se quella graziosa abside che se ne sta miracolosamente in piedi abbia a che vedere con l’antichissimo oratorio di Santa Giustina o con una cappella di Santa Maria che potrebbe essere stata edificata sulle rovine di Santa Giustina, o con qualche altra chiesa. Su questi particolari si possono sbizzarrire o accapigliare gli studiosi in cerca di una soluzione. A noi basta prendere atto che il rudere,perfetto ed equilibrato nelle sue linee, esiste ed è parte integrante dell’«ambiente» di Piona. Anche da un siffatto rudere promana un senso intensodi sacralità; sarà smozzicato, ma rappresenta pur sempre un documento vivo di significati, nella corale testimonianza che le antiche strutture sacre rendono alla fede dei nostri avi.