Ambiente – Introbio

Chi avesse interessi geologici porga orecchio allo Stoppani il quale, accennando al ghiacciaio che dal Pizzo dei Tre Signori discendeva per la Troggia o valle di Biandino, invita: «Vada su a vedere i cosiddetti Prati di Biandino, e tutto l’interno di quella valle fino al piede del Pizzo, chi vuol avere un’idea di rocce arrotondate, e di tutto il fondo d’una valle, tutta rupestre in origine, e ridotta a formare, per effetto dell’antico ghiacciajo, quasi una conca liscia, morbidamente ondulata, coperta di pascoli».
Se, per arricchire la descrizione dell’«ameno piano del monte di Biandino» e «della bellezza, et della qualità»di Abbio e Biandino, Paride Cattaneo della Torre si sofferma soprattutto sul particolare che «questi fertilissimi Monti sono molto fertili et fecondi d’herbazzi et pascoli al tempo della state per li bestiami», il Magni nella Guida illustrata della Valsassina fornisce qualche migliore informazione: «La Valle della Troggia – scrive – offre all’alpinista le più grate ed emozionanti sorprese; dapprima monti che la stringono scoscesi, ripidi, e acque che rimbalzano spumeggianti giù dalle rocce fra gli enormi macigni; poi i pascoli estesi, erbosi, morbidi, che si stendono sul piano, che salgono dolcemente sui fianchi della Valle. Le acque limpidissime solcano silenziose la verdeggiante conca cinta dal Pizzo dei Tre Signori (m 2554), dalla Cima di Camisolo (m 2156), dallo Zucco di Valbona (m 2133), dal Pizzo Varrone (m 2332),dalla Cima di Biandino (m 2020), dal Cornagera (m 2048)». Dalla Bocca di Biandino, aggiunge, «ci si apre innanzi la stupenda conca costituita dagli alpeggi di Biandino e di Sasso. Nel centro della conca è posta la Chiesetta della Madonna della Neve (m 1589) eretta nel 1664 dalla Famiglia Annovazzi di Introbio e dotata di un piccolo benefizio». E afferma altre sì: «Biandino è una delle migliori località delle Prealpi, punto di partenza di importanti escursioni,può essere già per sé meta di una bellissima gita».


Via del Bitto

Per intero nel territorio del Comune di Introbio si snoda il tratto lecchese della Via del Bitto che congiunge la Valsassina alla Valtellina. Alle alte quote troviamo pascoli e alpeggi dove ancora oggi, in estate, si spingono i pastori transumanti con il loro bestiame, capre e vacche. La vegetazione arborea, nel suo limite superiore dominio dei larici e dei rododendri, si trasforma, con il calare della quota,nelle immense distese dei pini e degli abeti e, ancora più in basso, nelle vastissime faggete e nelle selve a castagneto: un orizzonte vegetale immenso e splendido. Nel suo tracciato completo la Via del Bitto risale da Morbegno la sponda occidentale della Val Gerola, attraversando i nuclei di Sacco, Rasura, Pedesina e Gerola Alta, e tutta la Val della Pietra fino alla Bocchetta di Trona. In territorio lecchese, invece, dopo aver attraversato l’alta testata della Val Varrone, scende la Val Biandino. L’itinerario ha inizio ad Introbio in prossimità della torre medioevale e si snoda lungo le vie del paese fino ad imboccare la ripida mulattiera selciata verso la Val Biandino. Dopo un breve tratto il tracciato prosegue seguendo la pista gippabile fino al ponte vicino al quale sorge la centrale idroelettrica. Un successivo tratto in cui l’antico selciato è appena visibile conduce, dopo aver nuovamente intersecato la pista gippabile, alla fonte di San Carlo. Da qui il sentiero prosegue lungo la sponda destra del torrente Troggia fino alle baite della Scala, dove si giunge dopo aver risalito alcuni ripidi tornanti. La conca di Biandino si raggiunge proseguendo su alcuni tratti di selciato ancora ben visibile. Siamo alla quota degli alpeggi: qui troviamo alcuni rifugi e gli edifici per la lavorazione del latte e il ricovero del bestiame. Risalendo i pascoli sul versante orografico di destra a partire dal Santuario della Madonna della Neve, si giunge all’accogliente rifugio Santa Rita, punto di partenza per le interessanti escursioni sulle cime della vallata. Il sentiero, conosciuto come«Tempestada», conduce, attraversando l’alta testata della Val Varrone, alla Bocchetta di Trona. Questa zona è ricca dei resti delle miniere e dei forni fusori.