Arte – Introbio

Chiesa di San Michele

Per quanto riguarda l’apparato pittorico (affreschi) merita molto più di una rapida visita la chiesa di San Michele a Introbio. Fra numerosi altri affreschi,spicca al centro della parete settentrionale un grande riquadro nel quale è rappresentata la Madonna con il Bambino. La Vergine siede su un monumentale trono il cui schienale si sviluppa con un’architettura assai complessa, secondo canoni di un vivace gotico fiorito. Il piccolo Gesù è in piedi sulle ginocchia della madre, indossa una lunga ed elegante veste e alza due dita della mano destra in segno benedicente. La Madonna ha un sontuoso mantello che le copre anche il capo e volge la mano destra verso la piccola figura di un devoto, inginocchiato in posa orante ai suoi piedi. Tra gli altri affreschi nella stessa chiesa, rilevante è il frammento della scena della crocifissione sul montante di destra dell’arco trionfale. «Il busto del Cristo appare eseguito magistralmente» (Zastrow). Pure significativi ed espressioni del pieno Quattrocento sono il trittico con la Madonna fra i Santi Antonio abate e Gottardo, sia la Vergine in trono commissionata da Antonio Arrigoni.


Introbio: la parrocchiale
di Sant’Antonio Abate

Iniziata in linee neoclassiche su disegno di don Enrico Locatelli nel 1891 e consacrata il 17 ottobre 1897, la chiesa è a pianta basilicale con tre navate scandite da colonne corinzie ed abside pronunciata semicircolare. Situata proprio di fronte alla quattrocentesca chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate oggi non più esistente (fu venduta e trasformata in abitazione civile all’inizio del secolo scorso), l’attuale chiesa conserva al suo interno alcuni arredi e apparati decorativi del presbiterio provenienti dal precedente edificio, come l’altar maggiore settecentesco in marmi vari e quello in marmo nero di Varenna della Madonna del Rosario in testa alla navata sinistra, dove sorge una cappella,riedificata nel 1729, che accoglie una statua in stucco eseguita nella prima metà del Settecento dallo scultore introbiese Carlo Tantardini (1677-1736/7).In capo alla navata destra c’è la cappella dedicata a San Giuseppe (nella nicchia è collocata una statua in gesso del Santo realizzata nel 1897 da Giuseppe Nardini di Milano), dove è posta una pregevole tela cinquecentesca di impronta veneta raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Bernardino da Sienae Biagio, siglata in basso al centro dallo stemma della nobile famiglia locale degli Arrigoni. All’area veneta sembrano rimandare anche le due grandi tele del presbiterio, risalenti alla seconda metà del XVII secolo e raffiguranti le Tentazioni di Sant’Antonio, tradizionalmente attribuite al pittore milanese Carlo Filippo Vignati. Collocate in posizione contrapposta tra due lesene si trovano altre due tele presumibilmente seicentesche raffiguranti San Sebastiano e Cristo con Marta, nonché una tela sei-settecentesca raffigurante l’Incontro di San Carlo con San Filippo Neri e un paliotto seicentesco in cuoio dipinto con al centro un medaglione raffigurante Sant’Antonio Abate. Al di sopra della porta laterale è appesa una tela raffigurante Sant’Antonio da Padova mentre sulla parete opposta ne è collocata un’altra con il Sacrificio di Isacco: entrambe le opere, di fattura novecentesca,sono di Eligio Bianchi (1877-1958). Lungo le pareti della navata, presso il presbiterio, si trovano lacerti di affreschi quattrocenteschi staccati da edifici del paese: quello di destra, datato 1433, raffigura un Santo (Antonio?)dal capo aureo lato, quasi calvo, canuto e fornito di baffi e di lunga barba,che impugna nella mano sinistra il pastorale; quello di sinistra raffigura Sant’Antonio Abate con il saio monacale, barba, baffi e capelli canuti sul capo aureolato, che con la mano sinistra regg un lungo bastone. Presso l’entrata, a sinistra, sopra il battistero, c’è un grande affresco con il Battesimo di Gesù (1933) e a destra uno con Maria Ausiliatrice, San Giovanni Bosco e San Domenico Savio (1941), opere di Arturo Galli di Milano(1895-1963). Il fonte battesimale, collocato in una nicchia, è in marmo nero di Varenna e risale al Settecento. Lungo la navata sinistra si trovano due confessionali e il pulpito in legno di noce intagliato realizzati nel XVII secolo da una bottega bergamasca. La tribuna del pulpito presenta cinque lati ornati di formelle con altrettante scene intagliate con raffigurazioni degli Evangelisti (Giovanni e Marco, Matteo e Luca) e del Santo titolare della chiesa, che nel deserto viene tentato da una giovane donna.
Il campanile porta la data 1900.Le campane furono realizzate dalla ditta Angelo Bianchi e figli di Varese nel 1903, che rifuse le due campane della ex chiesa di Sant’Antonio abate assieme a quelle dell’oratorio di Santa Caterina.