Architettura – Margno

Margno si è sviluppato a sud dell’asse della vecchia strada tra Valsassina e Val Varrone; chi invece giungeva dalla Muggiasca o da Taceno si trovava a passare nel vecchio nucleo attraverso spazi nodali per il paese: il passaggio coperto dalle dimensioni piuttosto ampie dal quale si dirama il percorso centrale dell’insediamento, la strada alla piazza e la piazza stessa della chiesa, al limite estremo del paese. Questo è il più ampio spazio aperto: è composto da uno slargo a fianco della chiesa e aperto verso la valle e da una piazza allungata di fronte alla chiesa, caratterizzata dalla Via Crucis che sembra proiettarsi dentro il paese. La penetrazione nella parte centrale del paese avviene tramite passaggi coperti e strettoie. La parte inferiore dell’abitato è caratterizzata dalla presenza di isolati dove si raccolgono intorno a uno spazio aperto centrale diversi edifici a carattere rurale e di abitazione. Nel caso della «piazza Roma» si può, attraverso tre passaggi, percorrere uno spazio centrale che così assume le caratteristiche di una piccola piazza oltre che di una corte interna. Ugualmente, poco distante, l’incrocio coperto tra due strade è diventato il prolungamento dei porticati e di un androne interno che vi convergono, con la fontana e le familiari panche di pietra. Tributo singolarmente affettuoso e per questo particolarmente eloquente è quello dato a Margno da Fermo Magni nella sua Guida,quando scrive: «Margno, uno dei più ridenti paesi della Valle: sorge in un nido di verzura sopra terreno morenico. È incantevole e ci fa pensare che cosa potrebbero diventare molti nostri luoghi se si trovassero in Svizzera. Le vie anguste, ma pulite, le case di bell’aspetto, ci richiamano le bellezze dei più decantati paesaggi. I monti circostanti rivestiti di prati, di campi, di selve, di boschi, di pascoli, i dossi e le vallette che li intercedono, ridono del più bel verde e sono quanto di più dolcemente poetico si possa immaginare». Definizione che rende ancora più dolorosa la rottura, la perdita di continuità con la tradizione nel trasformarsi dello spazio, considerando la quale non si può non provare il senso di una perdita gravissima e irreparabile.Le vecchie case – il discorso, è evidente, riguarda tutti i paesi della Valsassina, senza sostanziali eccezioni – galleggiano sperdute in un contesto che è loro estraneo ma che da loro avrebbe tutto da imparare.


La chiesetta del Pian delle Betulle nelle sue singolari forme racchiude un profondo simbolismo.L’architetto Cereghini ha infatti ideato un tempio a forma di tenda, con due falde assai ripide accostate in cima e poggianti su un basso basamento di sasso. Sulla destra si innalza un campanile a forma di minareto albanese ma con la cima troncata obliquamente; per tutta la sua altezza si svolge una fascia tricolore a tesserine di marmo. Sulla bianca facciata, alta sopra una gradinata e sovrastata da un tetto sporgente a pronao, si legge in grandi lettere a rilievo: 5° Alpini Battaglione Morbegno – Ex Voto 1941 – Fronte Albanese. Infondo alla navata, che è affiancata da due gallerie sostenute da due snelle colonnine, si apre una piccola abside sotto la quale è collocato l’altare. Dal tetto di materia plastica che la ricopre spiove abbondante luce sul sacerdote,che celebra rivolto verso il popolo. La cruda geometria del soffitto a sezione acuta che ricopre la navata è attenuata da alcune capriate in vista. La chiesetta,nella quale potranno trovar posto circa duecento fedeli, si presenta accogliente e raccolta, veramente degna, nelle sue linee significative, di ricordare i gloriosi Caduti del Battaglione Morbegno.


Chiesa di San Bartolomeo

Di fondazione medioevale ma nell’attuale struttura risalente al XV secolo con facciata ottocentesca; conserva un ciclo di affreschi cinquecenteschi nel presbiterio (ridipinti nell’Ottocento), un polittico cinquecentesco con crocefissione e santi, l’interessante altare barocco della Madonna, la seicentesca cappella di San Carlo ricca di stucchi e di tele coeve, la sacrestia con tele settecentesche, l’organo Bernasconi del 1858


Frazione di Bagnala

Con la chiesetta di Santa Caterina (ricostruita tra il XVI e il XVII secolo,conserva tracce di affreschi settecenteschi) e ben conservate cascine,  una volta sede di un’importante fortificazione che ebbe un ruolo di primo piano nella storia della Valsassina