Ambiente – Moggio

Da Moggio passando per Cremeno ed ancora…

Per Colmine di San Pietro la Valsassina è annodata,a Vedeseta, alla bergamasca Valle Taleggio per mezzo della strada Prealpina Orobica che consolida un antico rapporto di comunanza lanciato fra la Pioverna e l’Enna. La strada, che s’inizia a Moggio, dopo faticosa salita scavalca il valico a 1258 metri, fra Cima di Muschiada e Zucco della Mersa, scende per il versante opposto e poi corre incontro al Brembo. È di notevole interesse l’itinerario per il quale essa si sgomitola, un po’ selvatico forse in qualche tratto, ma per questo attraente con la potenza di una natura primigenia. Dall’altopiano morenico che s’affaccia come un festoso balcone sul primo segmento della Valsassina, quello che s’allunga dal Colle di Balisio per la piana dei Prati Buscanti al ponte diChiuso, si devono volgere le spalle alle Grigne per salire verso la Colmine. Ma è una visione che accompagna, quella delle due montagne maestose e solenni, perché gli occhi tratto tratto se ne lasciano adescare. Entro la profonda valle di Cremeno, che più in basso l’ardito ponte della Vittoria ideato dal Danusso scavalca con un arco lanciato sopra un baratro di quasi cento metri, dalla strada attraversante la costa boscosa si scorge il piccolo abitato di Mezzacca, con la chiesetta di San Francesco di Paola staccata dalle case. Paride Cattaneo della Torre nel‘500 scriveva che qui erano «alloggiamenti da pastori et si chiamano in Mezzaaqua per esser siti tra due vallette».
Giuseppe Pozzi, nella sua Guida alle Prealpi di Lecco pubblicata nel 1883 sostiene che alla Colmine «il panorama è assai ristretto e poco bello,però quella località è importante a conoscersi perché pone la Valsassina in comunicazione colla valle Taleggio, Brembilla e Brembana, e con quella di Morterone. È per di qua che d’ordinario passano coloro i quali dal centro della Valsassina intendono recarsi al Resegone. Essi camminano verso il sud attraverso la prateria, e se tengono a sinistra della valle scendono per la Remora a Olino e Morterone;se invece tengono a destra della stessa valle, arrivano in un’ora e mezza per Musciada alla Forcella di Olino».
Sulle qualità del luogo il giudizio di Giuseppe Fumagalli, nella Guida di Lecco sue valli e suoi laghi, del 1881, è diametralmente opposto: «Culmen a cavaliere della Valimagna,Valsassina, Valbrembana, è un punto importante come passaggio fra queste valli,e come luogo di bellissima veduta, perché da qui si ammira Morterone, il Pizzo dei Tre Signori, il Pizzo del Trono, il Pizzo del Diavolo, il Legnone e tutta la Valsassina».


I Piani d’Artavaggio: una grande balconata sulla Valsassina

«Ampio ripiano che si stende sulle propaggini meridionali dello Zuccone di Campelli, a cavallo della Valsassina e della Val Taleggio, dominato dalla triangolare piramide del Monte Sodadura». Così Silvio Saglio definisce Artavaggio in Prealpi Lombarde, aggiungendo che «la zona è frequentata specialmente dagli sciatori».
In una piccola, modesta ma preziosa monografia che la Società Escursionisti Lecchese dedicava, nel 1956, alla costiera compresa fra il Resegone e il Pizzo dei Tre Signori, con la succinta illustrazione degli itinerari indicati agli appassionati con apposita segnaletica numerata, i Piani d’Artavaggio erano in questo modo presentati: «Lazona è una grande balconata sulla Valsassina centrale dalle due Grigne al Resegone che seghetta verso sud in cielo. È, a un tempo, piedestallo a sostegno delle vette che dal Sodatura alla Cima di Piazzo vanno dallo Zucco di Pesciolaallo Zuccone Campelli. Ricca di pascoli comprende le Casere e i Baitoni di Artavaggio nella parte bassa, la Baitella e il Moglio al centro dei pascoli intercalati da lavaggi e da masse rocciose con strani esemplari erosivi e da finestre che formano le pareti sulle quali allignano nerboruti mughi abbarbicati nei più impensati recessi, alle rocce a sfidare le tempeste ed i geli. A nord, nordovest è il piano dei Campelli, con le omonime baite. Delimitata a ovest da rocce, si alza verso est e nord a dolci clivi di pascoli a formare un altro ripiano che si mantiene a quote vicine ai 2000 metri offrendo un terreno interessante per ascensioni di importanza, per traversate, per il botanico e il geologo oltre che nella stagione invernale per lo sciatore».
Quando veniva pubblicato questo testo non esisteva ancora l’impianto funiviario che avrebbe collegato Moggio ai«Piani» (l’avrebbe inaugurato l’arcivescovo Giovanni Battista Montini il 5 settembre 1962) e in Artavaggio si arrivava soltanto con un paio d’ore di camminata.