Tradizioni – Pasturo

Processione della Madonna della Cintura

Nel centro di Pasturo, prospettante sulla piazza che ha nel proprio perimetro anche il municipio,esiste un’antica chiesa intitolata a San Giacomo Apostolo che è meglio conosciuta come Santuario della Madonna della Cintura. Accenna a questo oratorio Eugenio Cazzani in San Carlo in Valsassina,spiegando che il nome di santuario della Madonna della Cintura deriva dalla«tipica devozione alla Madonna diffusa dagli Agostiniani, che fiorì a Pasturo verso la metà del Seicento. L’8 settembre 1673 mons. Salatino trovandosi in parrocchia per la visita regionale, benedisse il quadro collocato sull’altare maggiore, raffigurante la Madonna della Cintura con ai suoi piedi i Santi Agostino e Rocco. Nel 1886 detto quadro fu sostituito con una statua benedetta,l’1 settembre di quell’anno, da mons. Federico Mascaretti, vescovo titolare di Zama. La statua fu incoronata il 5 settembre 1965 dal vescovo Ambrogio Galbiati».
La devozione alla Madonna cosiddetta della Cintura ebbe origine dal seguente fatto, così descritto dal Cazzani:«Santa Monica, madre di Sant’Agostino, rimasta vedova, risoluta di imitare la Vergine anche nell’abito, la pregò di farle conoscere come vestisse dopo l’ascensione al Cielo del suo Divin Figliuolo. Maria le apparve con una veste assai dimessa, stretta ai fianchi da una cintura di pelle, che porse a Santa Monica con raccomandazione di sempre portarla, e d’insinuare tale pratica,simbolo di penitenza, a tutti i fedeli bramosi del suo patrocinio. A questa devozione i pontefici accordarono la partecipazione dei beni spirituali che sono propri dell’ordine di Sant’Agostino».
La devozione al cingolo agostiniano, che deve essere nero, è nata da una tradizione – quella riportata della visione della mamma di Agostino – non appoggiata a documenti coevi, emessa per iscritto solo molto più tardi. A Pasturo tale devozione ebbe sviluppo verso il 1660. Secondo il compianto parroco don Tullio Vitali, che si era fatto promotore, con il generoso concorso della cittadinanza, dei restauri interni del tempio, la devozione alla Madonna sarebbe approdata a Pasturo dal Cantello di Concenedo. Qui era sorto, unico in Valsassina, il monastero delle monache agostiniane di Sant’Antonio Abate, fondato come Hospitale dalla venerabile Guarisca Arrigoni, valsassinese. Niente di più facile, perciò, che un monaco agostiniano addetto al servizio del Cantello, nella vicina terra di Concenedo, sia stato il propagatore di tale devozione,
L’annuale festa si celebra la prima domenica di settembre. La statua della Madonna della Cintura, donata da Dionigi Doniselli nel 1886, viene esposta in trono e poi portata in processione per le strade del paese con una grande manifestazione di fede e d’affetto alla Vergine.


I santi fratelli della montagna:
San Calimero a Pasturo

Vien fatto di affermare che tra i fratelli eremiti Sfirio fosse il maggiore: dal suo rifugio, infatti, poteva segnalare a quasi tutti gli altri. Ed eccoci, allora, tornare ad oriente, a quello stupendo poggio che si protende dalle pendici orientali della Grigna maggiore, a 1494 metri di altezza, là dove sorge la chiesetta di San Calimero,in territorio di Baiedo, oggi Pasturo.
Calimero, vescovo di Milano per volontà di popolo nel II secolo, fu, come si sa, arrestato sotto accusa di dileggio al culto pagano presso il cimitero della via Romana, decapitato e gettato in un pozzo. Venerato, per la sua fine nell’acqua, quale intercessore ad ottenere la pioggia in periodi di siccità, la gente della Valsassina gli costruì una cappella in tempi certamente assai antichi. Dice la leggenda che si decise di erigerla in posizione meno elevata, ma che uno stuolo di rondini portò col becco calce e sabbia, preparate più in basso, là dove ora sorge il piccolo tempio.
Ogni anno, il 31 luglio, si festeggia il santo. La sera precedente i mandriani accendono fuochi presso la cappella. Il popolo, la mattina, saliva processionalmente sul monte; i giovani e le ragazze si adornavano di garofani che allo scopo venivano coltivati con cura sulle lolbie del paese. Mancandola campana, era il mandriano capo di Prabello a dare, con solenne atteggiamento, il segno della messa; al parroco di Pasturo era fatta offerta di panna. Processioni straordinarie venivano poi indette in tempo di siccità.(Pietro Pensa, da L’Adda, il nostro fiume,volume terzo, Religiosità, tradizioni e folclore nel ritmo delle stagioni).