Arte – Perledo

Il Santuario della Madonna
di Caravaggio in Perledo

Troviamo Perledo sul monte di Varenna, lungo la strada che dalla riva del lago sale a Esino, donde con un lungo giro si può raggiungere la Valsassina a Cortenova, in uno scenario incantato tra lago e monte. Formano Perledo numerose frazioni; ciascuna ha almeno una chiesa (Gittana è stata anche parrocchia a sé), e tutte fanno corona alla prepositurale di San Martino dal massiccio campanile romanico, alla quale le tradizioni legano il nome della celebrata regina Teodolinda. Abbiamo così Santa Lucia in Perledo, San Giovanni Battista a Regolo, Sant’Antonio abate a Vezio, i Santi Pietro e Paolo a Tondello, San Bernardo a Bologna, Santa Maria Maddalena a Gisazio, Santa Maria Addolorata a Olivedo, e per quanto riguarda la circoscrizione parrocchiale di Gittana, oltre alla chiesa principale dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria, titolo molto antico, troviamo San Lorenzo in Regoledo, la Visitazione di Maria al Portone, San Vincenzo de’ Paoli a Regoledo, Sacro Cuore in via Chiese. Sotto la prepositurale di San Martino in Perledo compare però un’altra chiesa con il titolo di Beata Vergine di Caravaggio, in Campallo. La Madonna di Caravaggio di Perledo è anche inserita nell’elenco dei Santuari Mariani contenuto nella Guida della Diocesi di Milano. Per la chiesa mariana di Perledo, in tal sede definitiva Santuario,gli stessi elenchi diocesani indicano come epoca di fondazione il 1500.
In Noi, gente del Lario, il vasto, accurato lavoro che Pietro Pensa ha dedicato alla conoscenza di natura, storia e tradizioni della nostra terra, c’è un lungo capitolo che, trattando degli aspetti della religiosità lariana, si sofferma anche, con accuratezza, sulla devozione a Maria. Sono passati specificamente in rassegna i Santuari delle varie aree del territorio attorno al lago, e non manca un titolo che ci avvicina al nostro obiettivo: «Le Madonne della Pieve di Perledo». Per la striscia del monte di Varenna però il Pensa riferisce soltanto di «due chiese dedicate a Maria, una antichissima, l’altra più recente ma noto santuario». E passa a scrivere della «chiesa della Natività di Maria Vergine», la parrocchiale di Gittana, «una delle poche esistenti prima del Mille dedicate a Maria sul Lario», e del «santuario del Portone», sorto nel 1600 su una medioevale cappella dopo il crollo d’una torre, al quale – narra il Pensa – s’andava un tempo in processione nei periodi di siccità perché «la Madonna del Portone aveva in tutti i dintorni fama di concedere la pioggia».Nemmeno una parola di sfuggita è dedicata alla Madonna di Campallo.
E nell’archivio parrocchiale di Perledo esiste soltanto uno stringato appunto d’un inventario per visita pastorale – lo ha riportato Dino Brivio nel suo Segni della pietà mariana – così concepito: «Beata Vergine di Caravaggio – Campallo di Perledo. Piccola costruzione alle falde del monte, di stile barocco, a forma quadrangolare, con abside. Le pareti sono affrescate a motivi ornamentali barocchi. L’altare è in muratura senza pregio. Sul fondo in una nicchia il gruppo della B.V. di Caravaggio. Due piccole balaustre a spicchi. Armadio per arredi con bancone a cinque cassetti con piccola alzata a tre ante».
A Campallo si arriva deviando perla strada di Vezio poco prima di raggiungere il centro di Perledo. Il Santuario,di piccole dimensioni, è sulla costa del monte, addossato al recinto della Fondazione Moneta, quasi invisibile perché racchiuso fra ombrosi alberi. Vi si sale per una ripida mulattiera acciottolata, la quale per proseguire verso il paese passa addirittura sotto il pronao davanti alla facciata. In realtà il Santuario inscritto nell’elenco diocesano è una modesta chiesetta solitaria, in ogni modo graziosa e devota. Non si sa per quale ragione sia stata intitolata alla Vergine che nel 1432 apparve a una povera contadina di Caravaggio, centro della provincia di Bergamo ma sottoposto alla diocesi di Cremona. È noto tuttavia che anche nel lecchese è sempre stata assai iva la devozione per la Vergine compatrona della diocesi cremonese, e spesso la nostra gente ha avuto come meta di pellegrinaggio la grande basilica ideata da Pellegrino Tibaldi per ordine di Carlo Borromeo. È ignoto altre sì quando il tempietto sia stato costruito; certamente doveva esistere nella seconda metà del Settecento, stando a un’epigrafe dipinta all’interno sopra la porta d’ingresso, dalla quale la qualità della chiesa è giustamente proporzionata con il nome di sacellum, e la dedicazione è indicata al nome della Madre di Dio e Madre di Misericordia.
La scritta informa che tale sacellum fu affrescato nel 1779, e in una riga aggiunta su un sottostante finto architrave, che fu restaurato nel 1897. Il testo murale racconta infatti quanto segue: DEIPARÆ MATRISMISERICORDIÆ SACELLUM PIETAS FIDELIUM PINGENDUM CURAVIT MDCCLXXIX ETINSTAURANDUM MDCCCXCVII.
La nostra chiesina-santuario alla Madonna di Caravaggio in Perledo è certamente modesta nell’aspetto, ma a una tradizione significativa è pur essa legata, perché – l’epigrafe afferma – è la pietas fidelium a farla vivere. Se è dunque frutto della devozione del popolo, è giusto che anche questo piccolo,ignorato segno mariano senza storia e senza gloria sia conosciuto oltre la cerchia di coloro che percorrono la mulattiera di Campallo.
Andrea Spiriti, nel capitoletto su Perledo in Lario Orientale delle Guide del territorio di Lecco, scrive che «a Campallo la chiesa della Beata Vergine di Caravaggio venne riedificata nel Settecento a pianta ottagonale» e che «la pala d’altare, con l’Apparizione, è forse da ascriver a Francesco Bellati».Impossibile, perora, sapere qualcosa di più. Il severo portale d’ingresso è sotto un portico passante. Lo attraverso il viottolo d’accesso che continua verso l’abitato superiore. Nel fondo dell’abside è collocata l’ancona nella quale è plasticamente rappresentata la tradizionale scena dell’apparizione di Maria.Ornamento interno barocco affrescato, il soffitto a volta con motivi floreali,medaglioni sulle pareti. L’interessante epigrafe sopra la porta d’ingresso sembra essere l’unica fonte di notizie sulle vicende della chiesetta. Una lapide nel pronao rievoca una solenne celebrazione del 26 aprile 1935 per il Giubileo promulgato da Papa Pio XI.