Architettura – Premana

La terra del ferro

L’insediamento di Premana è un caso particolare non solo della Valsassina ma di tutto il territorio che stiamo prendendo in considerazione. In esso, pur essendo presente un inevitabile fenomeno di sopravvivenza statica di alcune strutture tradizionali, si vede come le trasformazioni e l’evoluzione – quest’ultima soprattutto della struttura economica – non hanno portato alla disgregazione del tessuto sociale. È un esempio di sviluppo di una comunità, di una capacità di controllo delle trasformazioni che diventano possibilità di continuità storica e di permanenza dell’originalità. Così Premana, nonostante il crollo della siderurgia valsassinese avvenuto nell’Ottocento, ha continuatola sua attività artigianale evolvendo le forme: l’antica «terra del ferro» con attività estrattive e di prima lavorazione del minerale, da cui gli abitanti emigravano forti della propria professionalità, ha visto nascere nuove attività ad opera di quegli stessi emigranti che riportavano nella propria terra una forma artigianale più evoluta, la lavorazione delle lame, creando sulla montagna lombarda quello che è tuttora chiamato «il miracolo di Premana», in quanto vede esportare in tutto il mondo i prodotti di un paese di alta montagna. Qui la gente ha un particolare attaccamento alle proprie tradizioni e cerca di proteggerle e di mantenerle. Si penetra nel vecchio nucleo con tre percorsi longitudinali principali: il più alto è la via diretta ai principali «lööch» e lungo di esso sono disposte le quattro chiese; quello di mezzo risale la valle verso gli alpeggi; quello inferiore scende al Varrone dove si trovavano i forni siderugici, per poi risalirne il corso portando ad altri alpeggi e alla zona delle miniere. Questi tre percorsi sono tagliati da una trasversale che unisce gli spazi aperti di incontro più importanti del paese: la piazza del Consiglio,la «piazze» e la «croce» da dove si scende al ponte sul Varrone con la strada detta «bissaga». La «piazze» era un luogo fondamentale per la vita del paese: è stata chiamata così quasi a voler indicare che ogni altra piazza per essere tale doveva avere caratteristiche particolari. All’interno si trova il piccolo edificio del vecchio forno.
Il tessuto edilizio di Premana è fortemente compatto per i numerosi collegamenti in quota fra le case che, oltre a creare tutta una serie di passaggi coperti,permetteva un tempo una percorribilità interna di tutto il paese. Gli edifici si aprono completamente sui percorsi stradali, irregolari ma continui,eliminando ogni spazio interno come luogo di attività comune. Le case si aggregano liberamente, sfruttando la forte pendenza del terreno e determinando superfici coperte estese, ricche di aperture. Il vecchio nucleo, peraltro quasi completamente ristrutturato, continua ad essere il riferimento abitativo, quasi la cristallizzazione fisica dell’appropriarsi dei premanesi, della loro coesione e stabilità nel luogo. Lo spazio, come accennato, è caratterizzato dalla continuità dei percorsi e dalla compattezza dell’edificato, una costruzione serrata e continua, connessa alla morfologia del suolo. La struttura non risulta quindi composta dalla somma di unità abitative ma è un blocco unico. Si potrebbe dire che appare come una grande casa ed il rapporto tra l’abitazione eil resto del paese è diretto: non ci sono cortili, luoghi recintati, spazi intermedi fra quelli abitativi e quelli di percorrenza. Un aspetto che è reso ancora più evidente da tutto quanto è stato costruito attorno al vecchio nucleo nei decenni più recenti: mentre il primo è espressione fisica di una comunità,il nuovo è connotato dall’uniforme ripetitività di un’opera individuale che non trova nessi. Una serie di edifici, l’uno accanto all’altro, ma indipendenti,così si è persa la dimensione di continuità spaziale e di integrazione reciproca fra un’abitazione e l’altra, fra casa e percorso, che ben si coglie in almeno tre manifestazioni, due antiche quali la processione del Corpus Domini e la cavalcata dei Tre Re la sera dell’Epifania, l’altra recentissima«Premana rivive l’antico».


Chiesa dell’Immacolata
via Vittorio Emanuele

Con statua marmorea cinquecentesca sulla facciata e tele seicentesche


Chiesa di San Dionigi
piazza Chiesa

Nell’aspetto attuale è il risultato dell’ampliamento della prima metà dell’Ottocento.Conserva il grandioso polittico cinquecentesco di San Rocco, due tele con episodi della vita del santo titolare attribuite alla scuola di Luigi Reali(quattro tele del quale, con Santi, sono invece conservate nella casa parrocchiale). Nella sala Giovanni Paolo I sulla sinistra della piazza della Chiesa sono conservati altri affreschi staccati dagli edifici dei looch


Chiesa di Sant’Antonio
via Valtellina

Con opere e arredi lignei (tra i quali l’altare) sei-settecenteschi


Looch

Sono i nuclei di edifici rustici dal fondovalle agli alpeggi in quota testimoni di una secolare attività agricola e pastorale. Una significativa campionatura può essere vista percorrendo le due mulattiere, alta e bassa, che dal paese salgono verso la Val Fraina e lungo le quali, oltre gli edifici (alcuni dei quali anche su tre-quattro piani) si incontrano numerose cappelle votive