Arte – Primaluna

Caratteristica è la facciata del devoto santuario di Maria Immacolata in Barcone, scrive il sacerdote Egidio Meroni, abbellita con finissime pitture, nel 1870, dal pittore Giovanni Maria Tagliaferri di Pagnona e rappresentanti il trionfo dell’Immacolata Concezione sul serpente tenuto sotto i suoi piedi. Fanno corona ai due lati, due profeti,e in alto l’Eterno Padre. Quattro tele ai fianchi dell’altare, raffiguranti rispettivamente il Martirio di Sant’Agata, il Martirio di Santa Apollonia, San Vincenzo e Sant’Antonio da Padova, sono opera di Luigi Realis fiorentino.Sempre del Realis (o Reali) è la tela sulla parete destra raffigurante la Madonna del Buon Consiglio con le Sante Caterina d’Alessandria e Lucia. Difattura ottocentesca i quattro affreschi sulla volta dell’altare, raffiguranti scene della vita di Maria. Secondo Oleg Zastrow, il veneratissimo affresco della Madonna col Bambino è invece del XV secolo, con reminiscenze trecentesche; la ricca cornice di stucco che lo racchiude, eseguita nel 1634,ha indotto alcuni autori in errore, ritenendo questa la data dell’affresco.


Primaluna: la parrocchiale
dei Santi Pietro e Paolo

Attestata capopieve almeno dal 1231, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo estendeva le sue prerogative su tutta la Valsassina e le finitime Valtorta, Averara e Taleggio fino al 1788.
A fine Duecento la chiesa, citata da Goffredo da Bussero nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani e dedicata solo a San Pietro (la titolazione a San Paolo è del XV secolo), aveva tre altari dedicati a San Giovanni Battista, alla Madonna e a Santo Stefano. Nel 1368 era provvista di un collegio di sette canonici intrinseci ed estrinseci, ridotti a quattro nel 1455 e soppressi poi da San Carlo nel 1583. Nel Cinquecento l’edificio sacro, già ristrutturato nel 1356 e forse ancora nel 1406, era suddiviso in tre navate prive di volta,dotato di un’abside quadrata, di una cappella semicircolare in testa alla navata sinistra e di un’altra più piccola in capo alla navata destra. Nel 1608 furono ricostruite e parzialmente ornate e dipinte le volte. Nel 1773 fu rinnovata la zona presbiteriale: vennero costruite la cupola e l’abside semicircolare dove pochi anni dopo fu collocato l’imponente altare marmoreo,impreziosito da inserti in rame argentato. Nel 1888, su progetto di don Enrico Locatelli, la chiesa fu allungata di una campata verso la piazza con fronte informe eclettiche fra barocco e neoclassico: la facciata risulta divisa in tre parti da lesene, con tre aperture rettangolari bordate di serizzo, un arco con un affresco raffigurante il Buon Pastore,e sugli spigoli estremi delle navate laterali spiccano le due statue dei Santi Pietro e Paolo.
L’interno è a tre navate a loro volta suddivise in tre campate da quattro pilastri centrali, in corrispondenza dei quali, dai muri portanti laterali, sporgono delle lesene.
Sul fondo della navata centrale si può ammirare il presbiterio con la complicata struttura dell’altare maggiore e il coro in noce, nonché la moderna mensa d’altare realizzata da Gino Casanova nel 1972. La decorazione del presbiterio con la Consegna della chiavi a San Pietro e la Conversione di San Paolo, della cupola e delle lunette della navata fu affidata al pittore bergamasco Giuseppe Carsana che la completò nel 1892. In capo alla navata sinistra vi è la cappella dedicata all’Assunta: sistemata dai Torriani nel 1604 conserva una tela con la Assunzione della Vergine che riprende i motivi del Giovenone; le formelle in rame argentato con i Misteri del Rosario sono del 1935. Sulle pareti laterali sono poste due tele secentesche raffiguranti a sinistra la Madonna tra i Santi Domenico e Caterina da Siena,di mano prossima alla bottega di Luigi Reali, e a destra una Immacolata, ripresa da un prototipo di Camillo Procaccini. Decorano la cappella eleganti stucchi del tardo Seicento,attribuiti agli Aliprandi, e sotto l’altare è posta una statua di cera che ricompone i resti di Santa Gelasia Martire, il cui corpo è stato donato dal cardinal Schuster nel 1933.
La cappella in fondo alla navata destra, dedicata un tempo a San Pietro Martire, già venerato dal 1459, e di patronato della famiglia Parolini, accoglie ora in una nicchia un Crocifisso ligneo, policromato e dorato, del XV secolo, che ai tempi di San Carlo doveva trovarsi nel presbiterio. Esso sostituisce l’originaria pala seicentesca raffigurante il Martirio di San Pietro da Verona, ora collocata sulla parete della navata destra: si tratta di una copia da un dipinto di Tiziano fatta venire da Venezia nel 1610 da P. Aurelio Mozio assieme ad altre due tele che si trovano sulla parete destra e sinistra della cappella in esame, raffiguranti rispettivamente San Giovanni Battista San Gerolamo.
Lungo la parete sinistra è situata una cappella dedicata a San Giuseppe (l’ex cappella di Sant’Antonio) e all’interno di una nicchia è collocata una statua in gesso della Madonna col Bambino; sullo stesso lato è posto il battistero con una vasca in marmo bianco di presunte origini cinquecentesche ricoperta da un ciborio in legno di noce a pianta ottagonale.Lungo la navata destra c’è una nicchia semicircolare contenente una statua lignea di Sant’Antonio. L’organo addossato alla contro facciata è un Serassi del 1858-59.
Tra gli arredi si segnalano, perla fine decorazione ad intaglio, un pancone del 1646 commissionato dalla Confraternita del Santo Rosario a ricordo della sua fondazione; il pulpito in noce, a forma quadrata e suddiviso in tre campi con intagli geometrici, fatto costruire, sempre nel 1646, dal prevosto Francesco Cattaneo Torriani; e i due confessionali ottocenteschi in noce disposti lungo le due pareti laterali.
Fanno parte del tesoro della chiesa dei Santi Pietro e Paolo una piccola acquasantiera in marmo lavorato del Trecento recante lo stemma dei Torriani e su cui è graffita la data 1562 ed un’imponente croce astile quattrocentesca in argento sbalzato, cesellato e parzialmente dorato.
In sacrestia è conservata un’antica statua lignea seicentesca raffigurante il Cristo deriso e all’interno di una cappella è collocata un’altra statua seicentesca della Madonna Addolorata e del Cristo morto,già usati in antico nella processione dell’Entierro durante la Settimana Santa.
La torre campanaria dal fusto liscio è del XII scolo e – si crede – innalzata all’inizio del Seicento sopra un antico fortilizio dei Torriani di probabile fondazione antecedente il Mille.La parte superiore è stata completata nel XIX secolo.


Santuario Santa Maria delle Grazie

Nel Santuario di Santa Maria delle Grazie, nella frazione Barcone, sono i seguenti dipinti di Luigi Reali.
Madonna del buon consiglio con le Sante Caterina di Alessandria e Lucia (olio su tela, cm 150 x 80). Il Reali adotta anche qui il solito schema piramidale culminante nella Vergine col Bambino. Nella zona superiore della tela si ripete esattamente il dipinto con la Madonna col Bambino fra i Santi Giovanni Battista e Rocco nella chiesa di San Giovanni a Montorfano di Mergozzo dove la composizione ha più respiro perle maggiori dimensioni della pala e in basso è lasciato uno spazio al centro per il solito brano di paesaggio. Nel dipinto di Barcone, costretto entro uno spazio angusto che non permette il distacco fra la visione celeste della Madonna e le due sante solidamente impostate ai suoi piedi, le figure più felici sono queste ultime specialmente per le ampie e morbide pieghe dei panneggi che creano giochi di curve a cui si accompagna la ruota dentata di Santa Caterina. Le tipologie sono quelle consuete con i volti un po’imbambolati.
Martirio di Santa Apollonia (olio su tela, cm 150×180). La serie dei quattro dipinti del coro è posteriore di un anno alla pala con la Vergine del buon consiglio. Le tele furono certamente eseguiti per la chiesa, forse commissionate dallo stesso benefattore e vengono ricordate negli atti della visita pastorale del cardinale Federico Visconti nel 1685 dove il santuario viene definito «recentis atque elegantis structurae acpicturis affabre (con maestria) ornatus». La figura della santa in atteggiamento regale e elegantemente vestita, che poggia sulle fiamme del rogo,richiama le figure della Verine in alcuni Sposalizi (a Chiuro in Valtellina e a Vocogno di Craveggia). La sua posizione statuaria contrasta con il piglio veristico delle de figure di destra. Il sultano siede su un trono posto sopra un basamento tondo che si accompagna alle linee degli edifici sfumati nello sfondo.
Martirio di Sant’Agata (olio su tela, cm 150×180). La tela ha certamente subito ridipinture: anche una specie di corsetto di pizzo che copre i seni della santa sarebbe una pudica aggiunta successiva. La scena, nonostante l’affannarsi degli aguzzini intorno alla santa, a cui stanno strappando le mammelle, è statica e priva di tragicità.Raffinatissima è però nei colori vivi della veste di Sant’Agata e sfumati nelle altre figure, e nei particolari come quello del cane adagiato in primo piano con la coda che termina in un ricciolo che si accompagna alla linea degli strumenti di tortura. Il viso rotondo e grassoccio della santa ricorre anche in altri volti del Reali e sembra corrispondere a un modello femminile di carattere più popolaresco. L’ambiente si chiude sullo sfondo con il solito fondale di arcate.
San Vincenzo (olio su tela, cm 150×180). Questa tela, artisticamente la più notevole della serie di Barcone,ha subito purtroppo guasti in parte irreparabili. Probabilmente in seguito a una bruciatura si è perso un angelo a destra in alto che doveva porgere la palma del martirio e che era stato sostituito con un infelicissimo rappezzo.Molto abraso è il colore nella parte sinistra del dipinto, tuttavia il restauro ha riportato alla luce un paesaggio con un braccio di mare, una vela e una costa. È una chiara allusione alla storia di San Vincenzo, diacono spagnolo,martirizzato dopo che gli erano state inflitte terribili pene. Il suo corpo,gettato in mare, sarebbe stato respinto dalle onde della spiaggia. In basso a sinistra sono gli strumenti del martirio. Abrasa è anche la dalmatica del santo, elemento dominante della composizione, di ricco broccato rosso che si apre a terra quasi a ventaglio creando un gioco di linee assai elegante e impostando la figura in uno schema piramidale. Un bellissimo particolare proprio al centro del dipinto, è dato dal tondo della manica da cui emerge la mano di San Vincenzo tra giochi di ombre e di sfumature.
Sant’Antonio da Padova in adorazione di Gesù Bambino (olio su tela, cm 150×180). È questo l’unico dei quattro teloni che non si riferisce a un santo martire, ma il tema di Sant’Antonio che adora il Bambino è uno dei più cari all’iconografia seicentesca. Il dipinto non presenta colori vivi, ma solo tonalità brune e smorzate con un bellissimo brano di natura morta in primo piano e si concentra sullo stretto rapporto fra Santo e Bambino; queste due figure si ritrovano anche nella pala della chiesa di San Giacomo a Pasturo con la Madonna e Santi,ma con minore efficacia espressiva. A destra in un riquadro si vede un internodi chiesa con frati in conversazione. Secondo Ruggeri e Guadalupi la tela scomparsa dalla chiesa di Codesino con Sant’Antonio e il miracolo della mula riprendeva la struttura compositiva della tela di Barcone.