Tradizioni – Primaluna

Santuari Mariani

Primaluna, a capo dell’antica Pieve di Valsassina, si trova assegnati tre santuari mariani, ai quali il defunto prevosto don Egidio Meroni, diligente e attento esploratore di carte, nel 1958 dedicò un volumetto descrittivo, giusto intitolato Tre santuari mariani in Primaluna. È suo il testo che segue.
In Barcone, frazione di Primaluna e già antico Comune, come albero di una nave si innalza il grazioso campanile del santuario, fra un gruppo di case incuneate fra i monti a guida di prora di una grande barca (Barcone). Il Santuario dell’Immacolata Concezione è una chiesetta devota e ben tenuta, così da non avere mai dato appiglio a rilievi degni di nota in occasione delle numerose visite pastorali. Anticamente era denominata, da tutta la Valsassina, «La Madonna delle Grazie», come fanno fede le parole scolpite su un antico confessionale (S. Maria delle Grazie) e un caratteristico affresco della Vergine con Gesù Bambino, in fondo, a sinistra di chi entra, in data 1634. La grande devozione alla Madonna di Barcone, che risale sino ai tempi remoti presso paesi vicini e lontani, è confermata da numerosi ex voto appesi accanto alla Vergine. Resosi angusto l’antico Oratorio per i molti devoti che vi accorrevano, nell’anno 1620 venne ricostruito e ampliato con i doni e con leofferte dei paesi valsassinesi. La Madonna ivi onorata è rappresentata dalla statua della Vergine, posta in una nicchia che sovrasta l’altare e che ha sostituito un bel dipinto dell’Immacolata ispirato alla pagina giovannea nell’Apocalisse della lotta tra la Donna vestita di sole e l’orrendo dragone. Nel 1863 un fulmine improvviso, scoppiato una domenica mattina durante la messa, passò dal campanile alla chiesa,scavando enormi buchi nel pavimento, scrostando le pareti qua e là, rompendo un angelo del coro, decapitando un vecchio crocefisso appeso ad una parete della sagrestia, con grande spavento di tutti. Lo spavento si ripeté per un secondo fulmine nel 1893, con poco guasto, ma con traccia di screpolatura nella parte superiore del campanile. In nessuno però dei due casi si ebbero a lamentare vittime.
Per la devozione sempre crescente dei buoni terrieri e per offerte in occasione di grazie ricevute dai pellegrini, nel 1888 si poterono eseguire restauri e abbellimenti con pitture all’interno di Maria Immacolata in Barcone e specie con il coro che porta quattro simboli dell’Immacolata. Diverse tracce di antiche pitture, apparse nel togliere l’intonaco dalle pareti, lasciano supporre che il santuario venne abbellito più volte. Nel 1898 fu levata una bellissima cancellata in ferro e ottone (eseguita in Brescia su ordinazione dei discendenti del Conte Roncalli di Barcone) e sostituita da balaustra in marmo acquistata a S. Ambrogio Olona(Varese) dal Curato locale don Pietro Tranquillo Bardelli. Nel 1898 venne comperata la statua dell’Immacolata, oggi venerata, con offerte raccolte dai devoti di Gero, Barcone e Case Nuove e fu messa nella nicchia gratuitamente preparata da Amedeo Tantardini. Il campanile che portava una sola campana e terminava con forma quadrata e semplice venne restaurato e innalzato per più di 10 metri dei fratelli Tantardini nel 1904 e nel dicembre dello stesso anno fornito di un concerto di tre campane fuse a Grosio in Valtellina (ditta Pruneri) a cui se ne aggiunsero altre due nel 1905. Nel 1909 le generose offerte dei poveri ma generosi alpigiani, accompagnate da preghiere di riconoscenza per grazie ricevute nelle malattie, permisero di rinnovare l’antico pavimento di mattoni con altro di piastrelle esagonali a colori e sul finire dell’anno stesso la mensa dell’altare con palio e tabernacolo tutto di marmo. L’altare veniva consacrato dal Vescovo Pietro Viganò superiore delle Missione estere di Milano,in una festa di spirituali entusiasmo (descritta nel Liber Cronicon della Prepositurale con ampiezza di particolari) non disgiunta dai tradizionali mortaretti e suono a distesa del completato concerto di campane.
L’indulgenza di cento giorni, da lucrarsi ogni anno nella festa dell’Immacolata, giorno anniversario della consacrazione dell’altare, faceva eco alle indulgenze plenarie che venivano rinnovate ogni sette anni.
La festa si celebra l’8 dicembre,solennità dell’Immacolata Concezione. È solo religiosa, essendo scomparsa la tradizione della vendita delle piccole mele maturate a fine stagione, che diedero all’appuntamento l’antica denominazione di «Festa della Madonna di pomoi».


Il solenne trasporto della beata vergine al santuario

Scrive il sacerdote Egidio Meroni nel volumetto Tre santuari mariani in Primaluna: «Una deputazione, con a capo il prevosto Filippo Cattaneo Torriani, in data 14 luglio 1630, impegna il sig. Domenico Prandi alla costruzione a nuovo della chiesa di S. Rocco e S. Sebastiano con una fabbrica da eseguirsi bene, subito, in modo lodevole e da continuarsi senza soste sino a compimento perfetto. Maria Selva, vedova di Bartolomeo Donato di Pessina, nel 1762 legava al santuario parte di sua sostanza per la celebrazione di Messe,disponendo che avesse a considerarsi come legato laico, e qualora persona ecclesiastica volesse ingerirsi nella sua amministrazione, il curatore protempore veniva obbligato ad alienare i beni e far celebrare tante Messe, parte dai Cappuccini di Pescarenico e parte dai Minori Riformati di Lecco. Al tempo del prevosto Gerolamo Buzzone di Valtorta, già Oblato nel Seminario Elvetico di Milano, nel 1764, l’antico oratorio di S. Rocco posto nella frazione omonima composta di due sole famiglie, veniva ampliato a rendere più degna l’abitazione alla Madre di Dio, invocata sotto il titolo di B.V. di S. Rocco. La richiesta  di rinnovamento del santuario, presentata all’Arcivescovo di Milano in tale occasione, parla della grande devozione a detta Vergine non solo nel popolo primalunese ma in tutta la Valsassina e pievi vicine con risposta di favori celesti alle straordinarie oblazioni. La devozione però alla Madonna di S. Rocco – conclude il Meroni – ancor oggi sentita dal popolo di Primaluna, non si poggia sul ricordo o desiderio di esteriori festività quanto piuttosto sulla pratica esperienza di grazie straordinarie ottenute per l’intercessione di Maria inogni tempo. Lo dimostra storicamente un elenco di prodigi non indifferenti conservato nell’archivio plebano della Prepositurale, prodigi operati per mezzo di preghiere o attraverso il tocco dei vestimenti di cui è coperta, secondo l’antico uso, la statua della Madonna».
La tradizione del solenne trasporto della statua della Beata Vergine di San Rocco dalla parrocchia al santuario in occasione della festa annuale del Nome di Maria, è già registrata nel 1758 e si ripete con solennità di apparati. «Sono da segnalare – si legge nelle pagine del Meroni – le memorabili feste del settembre 1805 ricordate con ricchezza di particolari dal prevosto di allora Carlo Crippa di Merate, che ci parla di abili organizzatori, paratori e sinfonie, degli abeti di Premana, del trono per la Vergine(offerto dai fedeli di Valtorta), di numerosi archi trionfali, di cinque altari, di coreografie di Angeli e Figure rappresentanti diversi personaggi(tra cui San Carlo in atto di benedire il popolo) e di prodigiosi fuochi artificiali in paese e falò sulle cime dei monti. Dovette essere un vero trionfo reso da fervente devozione dei Valsassinesi e popoli circonvicini a Maria se convennero a Primaluna per l’occasione 52 sacerdoti, nonostante il brutto tempo che giustificò l’assenza di altri preti».