Arte – Varenna

Chiesa di San Giorgio

La raccolta piazza principale di Varenna accoglie lungo il suo perimetro quattro chiese. Uno dei lati minori è dominato,dall’alto di una gradinata, dall’austera facciata lapidea della prepositurale di San Giorgio ornata da un gigantesco San Cristoforo con il mantello foderato di pelli d’ermellino. Imponenti lavori di restauro, documentati in saggi di Angiola Maria Romanici nei fascicoli 138 e 139 della Rivista archeologica dell’antica provincia e diocesi di Como, hanno riportato alla luce il corpo medioevale di un sacro edificio a tre navata che degnamente si inserisce nel quadro, ricco di vitali fermenti, dell’arte lombarda due e trecentesca. Si rilevano, nel San Giorgio, e lo nota Oleg Zastrow in Affreschi romanici della provincia di Como, un primo impianto databile all’inizio del XIII secolo e una successiva ristrutturazione, particolarmente vistosa in alzato, che dovette essere compiuta nel primo scorcio del secolo successivo. Nella facciata appaiono i segni di tre momenti di costruzione.
Oltre a un’interessante struttura architettonica, la prepositurale varennate vanta notevoli opere d’arte. Sopra l’altar maggiore campeggia un polittico di dieci tavole, del 1467, firmato da Giovan Pietro de Brentanis; vi figurano, nel centro, la Vergine con Bambino,San Giorgio e San Pietro Martire. Fu dipinto per una Confraternita, e in origine si trovava in Santa Marta. Tavole di un altro polittico ascrivibile al Brentani sono assemblate sulla parete sinistra mentre nella cappella di sinistra è conservato un polittico con quattro Sante e gli Apostoli con Cristo sulla predella. È di sasso colorato una Deposizione dalla Croce, preziosa e armoniosa scultura della fine del Quattrocento, collocata sopra la porta della sagrestia della navata destra. Tra gli antichi affreschi – d’epoca romanica secondo lo Zastrow – conservatisi nella medesima chiesa abbiamo la regina Teodolinda e San Gregorio Magno che guardano i fedeli dalle due colonne cilindriche davanti all’altar maggiore. Staccati e ricollocati sulla parete di destra San Benedetto e un Santo vescovo, altri Santi tra cui San Bernardo e Sant’Orsola con le Vergini e i busti di Profeti. Particolarmente interessanti anche gli altari, in particolare quello in marmi policromi ultimato nel 1777 della cappella della Madonna del Rosario con una statua lignea della Vergine donata nel 1680. 
La sponda lecchese del Lario non possiede l’abbondanza di pregevoli testimonianze di antica architettura sacra che è offerta dalla sponda occidentale; qualcosa tuttavia si può trovare, non privo d’interesse. «Lagentil Varena» – così la chiama Bettino da Trezzo nella sua «Letilogia» -incontaminato borgo che richiama i tempi in cui (si era nel 1169) vi furono esiliati gli abitatori dell’Isola Comacina sconfitti dai Comaschi, mostra la chiesa principale dedicata a San Giorgio «notevole edificio di antiche origini- annotava Dante Stefanoni in una ricerca universitaria sull’architettura medioevale minore – ma completamente rimodernato con profusione, oserei dire esagerata, di ornamenti di marmo nero e lumachello. Di antico rimangono la chiara struttura a tre navi, caratteristica delle basiliche lombarde trecentesche, accusata anche sulla fronte, e le colonne murate nei pilastri».Ammette tuttavia Vittorio Adami, in «Varenna e Monte di Varenna», che la data di fondazione della chiesa di San Giorgio continua a rimanere un’incognita,nonostante Cesare Cantù nell’«Illustrazione del Lombardo-Veneto» asserisca che già nel 1288 era collegiata e plebana di sette chiese e nove altari, sottoposta alla diocesi di Milano (vi si officia però tuttora il rito romano, residuo del rito aquileiense o patriarchino portatovi dagli esuli dell’Isola Comacina), esi conosca un documento del 1313 dal quale si apprende di una supplica del console e degli uomini di Varenna per la consacrazione della chiesa di San Giorgio.


Chiesa di San Giovanni Battista
piazza San Giorgio

In fondo alla piazza troviamo la chiesetta di San Giovanni Battista. Zastrow la registra fra le romaniche comasche del secolo XI classificandola «molto interessante». Era stato ridotto a magazzino il San Giovanni ricordato nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani del XIII secolo che, ampliato nel 1151 come si legge in una epigrafe rievocativa settecentesca, aveva subito pesanti manomissioni soprattutto nel Seicento. Dopo gli eseguiti restauri il tempiettosi mostra in forma di aula rettangolare absidata, «di austera semplicità» come scriveva Giannino Grossi illustrando gli interventi da lui stesso promossi.Durante i lavori è stato scoperto un raro arcosolio d’origine catacombale paleocristiana,nota lo Zastrow che lo definisce «di pungente interesse». Gli affreschi dell’abside, «barbaramente ritoccati» e «in cattivo stato», al dire ancora del Grossi, sono stati pure restaurati, da Enzo Vicentini. Si vedono la Adorazione dei Magi sulla parete sinistra, San Giovanni Battista con altri Santi e San Giorgio che uccide il drago sulla parete destra, San Cristoforo all’angolo con la parete occidentale, il Redentore tra la Vergine e il Battista nel catino absidale, la Visitazione e il Battesimo di Cristo adiacenti sulla parete di sinistra. Una Madonna con Bambino, strappata dal muro della vecchia casa Serponti di Contrada del Torchio, è stata immessa nella chiesetta sulla quale appunto i Serponti ebbero patronato: si tratta d’un affresco dell’anno 1612, fatto fare da Giovanni Maria Serponti – così sta scritto al piede – «per sua di vocione».


Chiesa sconsacrata di Santa Marta
piazza San Giorgio

Si affianca al palazzo del municipio la chiesetta di Santa Marta, che fu oratorio di Confraternite. La sua costruzione fu iniziata nel 1604. Ora è sconsacrata ma in ottimo stato e si usa per mostre.Vi si conservano un affresco con Santa Marta e i Disciplini, un Crocefisso ligneo settecentesco, una coeva Crocefissione dipinta e alcune tele settecentesche tra le quali San Giorgio e il drago, episodi biblici, la Natività della Vergine e la Deposizione. Sulla contro facciata è una Crocefissione tra San Carlo e Santa Martae altre due sante.
Una volta a Varenna si contavano sette chiese e Papa Benedetto XIV nel 1752 concedeva indulgenza plenaria a coloro che visitassero septem Ecclesias, seu Capellas vel Oratoria di Varenna. Delle chiese varennati sono scomparse quella di San Giuseppe, annessa un tempo a Villa dei Cipressi, e quella di Santa Maria del Monastero, ora sala dei convegni di Villa Monastero.


Chiesa di Santa Maria delle Grazie
via IV Novembre

Dedicato in origine a Santa Maria Maddalena e a Sant’Antonio di Padova, il terzo edificio sacro che si allinea sulla piazzetta di Varenna porta oggi il titolo di Santa Maria delle Grazie.Vittorio Adami, che nel 1927 dava alle stampe le oltre cinquecento pagine di Varenna e Monte di Varenna, riferisce che anche questo oratorio fu costruito nel XVII secolo, «parte con l’eredità del parroco Ambrosoni morto nel 1682, e parte con offerte della famiglia Arrigoni»che ne ebbe il patronato. In tempo successivo, secondo un documento d’archivio non datato ma verosimilmente d’epoca napoleonica, esso risulterà trasferito al canonico Tomaso Nava e amministrato dall’abate Franco Aureggi. Nella chiesetta si conservano l’altare dorato che si trovava nella cappella della Beata Vergine Maria del Monastero e gli stendardi delle Confraternite. Il primo, realizzato da Giovan Pietro Capiamo nel 1681, accoglie una statua della Vergine con Bambino realizzata tra Quattrocento e Cinquecento. Ai lati due tele settecentesche con Sant’Antonio e Santa Maria Maddalena. Quattro nicchie ospitano le statue settecentesche delle Sante Gertrude, Teresa e Eurosia e della Mater Dolorosa.


Varenna: gli affreschi del XIV secolo
nella chiesa di San Giovanni Battista

Sulla parete meridionale dell’antica chiesa di San Giovanni Battista a Varenna si trova una frammentaria figura del santo titolare, reggente nella mano sinistra un cartiglio con la profezia di Isaia ricordata dagli evangelisti a proposito del Precursore:“C(lam)/ANT(is)/IN. D(e)/SER(o)/. PARA/TE. VIA(m)/DOMIN/I”. Alla medesima mano di un pittore lombardo attivo nella prima metà del XIV secolo sono da assegnare un altro frammento sulla stessa parete, raffigurante San Giorgio in atto di trafiggere con la lunga lancia il drago e di salvare la principessa, della quale resta solo parte delle vesti, e, forse, una Adorazione dei Magi dipinta sulla parete settentrionale.
Nonostante la lacunosità di questi affreschi, recuperati nel corso dei restauri operati nella chiesa nel 1964-1965 e pubblicati da Oleg Zastrow (1988), essi si rivelano opera di un certo impegno e mostrano un’esecuzione accurata, non esente da raffinatezze,come nelle dorature dei finimenti e finanche nella criniera del cavallo e della lancia di San Giorgio.
Come ambientazione cronologica e stilistica si possono ricordare soprattutto le Storie del Battista in Santa Maria dei Ghirli a Campione, databili al quinto decennio del Trecento, quegli affreschi, cioè, che nella zona appaiono memori di linguaggi padani diversi dalla lezione dei lombardi della prima generazione. Una datazione agli anni quaranta del secolo non appare del resto in disaccordo con i dettagli della moda annotati dal frescante, come il manicottolo abbastanza lungo della veste della principessa; e anche il trono dove siede la Vergine della Adorazione dei Magi presenta una fattura piuttosto elaborata e articolata, più di quanto si possa riscontrare in dipinti dei primi decenni del Trecento.


Varenna: il polittico di Pietro Brentani
nella chiesa di San Giorgio

Scandito da una compartimentazione fortemente gerarchizzata, il polittico rappresenta nello spazio centrale la Vergine in trono col Bambino affiancata, nei due scomparti laterali, da San Pietro Martire e San Giorgio. La sezione centrale è serrata da due pilastrini con quattro figure di santi (San Lorenzo, San Giovanni Battista, Santo Stefano e Santa Agnese) e coronata da tre cuspidi con l’Arcangelo Gabriele, la Crocifissione e la Vergine annunciata. Malgrado piccole integrazioni e qualche ritocco alla carpenteria, il polittico costituisce uno dei non numerosi esempi di pala d’altare lombarda completa di ogni elemento;anche il margine inferiore, privo di predella, non ha subito alterazioni sostanziali, come dimostra la scritta originaria che vi scorre in cui sono dichiarati l’anno di esecuzione (1457), l’identità dei committenti e quella del pittore (“MCCCL / VII SCOLARES PETRI M(artir)IS FECE / RUNT FIERI HOC OPUSM(agiste)R PETRUS D / E BRENTANIS PINSIT DE M / ENSE APRILIS”).
Nella sua slanciata e instabile articolazione e nell’enfasi attribuita alle tre targhe dei pinnacoli, il polittico costituisce un ibrido compromesso tra tipologie diffuse in area ligure lombarda e soluzioni adottate nei territorio veneziani. Anche dal punto di vista dello stile, l’opera presenta una curiosa miscela di elementi affine,sebbene a un livello più modesto, a quella di Paolo da Caylina il Vecchio; il polittico di Varenna condivide con l’opera del pittore bresciano (polittico della Madonna col Bambino e quattro Santi,1458, Torino, Galleria Sabauda; già in Sant’Albino a Mortara) le tipologie delle figure dei santi e “il formulario di certi ornati” che sembrano derivare da Antonio Vivarini. Si noterà tuttavia che alcune soluzioni, come il profilo geometrico dei volti della Vergine, del Bambino e di San Giorgio, sembrano costituire una maldestra traduzione di modelli di origine senese e richiamano esperienze operate sulla costa tirrenica, sul tipo di quelle di Cosimo Re (Madonna col Bambino e Sant’Anna, Genova,Galleria di Palazzo Bianco) e di Francesco da Verzate (Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Pietro, Baiardo,chiesa parrocchiale).
Giudicato severamente da Francesco Malaguzzi Valeri (“di disegno scorretto, di esecuzione povera, che cerca di nascondersi nel lusso delle vesti”) e letto come risultato di un incontro vernacolare tra il mondo di Benedetto Bembo e quello di Yvo Strigel,il retablo di Varenna è all’origine della riesumazione del breve catalogo del Brentani: esso include il polittico con la Madonna col Bambino e quattro Santi oggi alla Fondazione Bagatti Valsecchi diMilano, dove almeno tre elementi (San Pietro Martire, l’Arcangelo Gabriele,la Vergine annunciata) sono desunti dai medesimi cartoni utilizzati nell’opera di Varenna. Alcuni studiosi(Malaguzzi Valeri, Binaghi Olivari, Rovetta) associano inoltre a questo nucleo un terzo numero anch’esso conservato in San Giorgio a Varenna in cui affiora tuttavia una propensione assai più marcata per la pittura ligure della seconda metà del Quattrocento.
L’unica menzione del pittore Pietro Brentani compare in calce a questo polittico nella chiesa parrocchiale di Varenna, datato 1467. Un’errata lettura della firma aveva fatto credere in passato che l’artista fosse originario della stessa località lariana. Il riesame del dipinto in tempi recenti (Binaghi Olivari, in Zenale e Leonardo, 1982) ha fatto giustizia di questa leggenda e ha consentito di rintracciare le radici culturali del Brentani lungo i confini orientali della Lombardia, come suggeriscono più punti di contatto con la prima fase di attività del bresciano Paolo da Caylina il Vecchio.


Varenna: frammenti di polittico
nella chiesa di San Giorgio

Di vario formato, ma tutte di dimensioni ridotte rispetto a quelle d’origine, le tavole maggiori di questo complesso riproducono la Madonna col Bambino e due angeli musicanti, San Giovanni Battista, Sant’Eustachio, Santo Stefano, San Nicola da Bari, Sant’Ambrogio, San Giorgio, San Gerolamo, San Lorenzo; quelle di formato più piccolo San Bernardo e Santa Caterina,Sant’Agnese e Sant’Apollonia;altri due elementi (Sant’Antonio Abate,Santa monaca) che come queste ultime dovevano far parte dei pilastrini laterali della cornice, sono stati rubati nel 1976. Non è nota la provenienza antica, e incerta è la loro identificazione con “alcuni quadretti dell’età giottesca, notevoli anche per le cornici” che Cesare Cantù (1859) vide “nel contiguo oratorio”; riaffiorarono all’inizio del Novecento nell’attuale stato frammentario (Santo Monti, 1902, menziona solo tre di esse) forse dovuto a un progetto, poi rientrato, di vendita al dettaglio dei vari elementi dell’altare.
Lo stato attuale non consente un’attendibile ricostruzione dell’insieme, che doveva comunque includere una ricca serie di scomparti e avere uno sviluppo verticale piuttosto accentuato,come suggerisce l’elevato numero delle figurine che in origine ornavano i pilastri laterali. L’assenza di una cornice e la drastica riduzione di formato subita dalle tavole contribuiscono a isolare sui fondi dorati il profilo delle figure e a valorizzare il ricco corredo decorativo, dal motivo a losanghe inciso a punzone agli elementi in rilievo eseguiti a pastiglia (aureole,accessori vestimentari, attributi dei santi). Un tale repertorio è inconsueto in Lombardia, mentre ricorre nelle opere eseguite in Liguria durante tutto il XV secolo. Quest’apertura geografica sembra confermata dai dati dello stile che rivelano, al di là di una generica radice foppesca (avvertibile soprattutto nell’invenzione della Vergine in trono), indiscutibili affinità con alcuni prodotti eseguiti nell’arco occidentale della costa ligure, dalla Madonna col Bambino di Tommaso Biazaci(1478) già in Santa Maria in Fontibus ad Albenga (Genova, Galleria di Palazzo Bianco) al più tardo polittico con la Vergine assunta e Santi oggi all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston. Anchela sobrietà grafica con cui le figure si stagliano sul fondo dorato mostra,malgrado la titubante traduzione formale, una certa familiarità con le opere più antiche di Giovanni Mazone (si vede l’Arcangelo Raffaele e Tobiolo, Zurigo, Kunsthaus, parte di un polittico che includeva un pannello ora nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano e due scomparti già nella collezione Balbo Bertone a Torino). Qualora fossero confermati da ulteriori ricerche, questi rapporti con la costa mediterranea, allora in buona parte controllata politicamente dai milanesi, aprirebbero un capitolo di notevole interesse per la storia della pittura lombarda della seconda metà del Quattrocento. L’esecuzione del dipinto qui esaminato non deve infatti discostarsi di molto dall’ottavo decennio del secolo.